Sono ciò che sono.

Pubblicato: 13 settembre 2009 in ECCO I COMICI SERI!

Sono ciò che sono  

( di Giuditta Cambieri)

L’ amica del cuore ti dice: “ Da quando ti sei sposata…sembri un’ altra”…infatti, era un’ altra quella che lui voleva sposare.

Tuo marito ti dice “Amore eccitami, spogliati come Paris Hilton”…“ Stupiscimi, cucina come Vissani”…“ Divertimi, balla come Totò ”…ma tu ti spogli come Totò, balli come Vissani e cucini come Paris Hilton…una cucina che è un pugno allo stomaco…non ti resta che sorprenderlo come se tu fossi il Dottor Haus…dacci un taglio!La_Linea

Se un giorno mi sorprenderete a canticchiare sorridendo… “Sono come tu mi vuoi!!!”….per favore datemi una botta in testa.

Mi viene in mente un libro che ho letto tempo fa: “Castelli di rabbia” di Baricco, qui sotto ho riportato un pezzo che casca a pennello su questa riflessione, la veste perfettamente…un modellino Baricco pret a porter.

Castelli di rabbia

Baricco

….ogni venerdi sera Pekish suonava l’ umanofono. Era uno strano strumento. Lo aveva inventato lui. In pratica una sorta di organo in cui però, al posto delle canne, c’ erano delle persone. Ogni persona emetteva una nota e una sola: la sua personale…semplicemente ogni esecutore non aveva che da badare alla propria nota…

Pekish diceva……“ Voi non venite qui a cantare una nota qualunque. Voi venite qui a cantare la vostra nota! Non è una cosa da niente: è una cosa bellissima. Avere una nota, una nota tutta per se. Riconoscerla tra mille, portarsela dietro, dentro addosso. Potete anche non crederci, ma io vi dico che lei respira quando voi respirate, vi aspetta quando dormite, vi segue ovunque andiate e non vi mollerà fino a che non vi deciderete a crepare, e allora, creperà con voi. Potete anche far finta di niente, potete venire qui a dirmi: mi dispiace ma io non credo di avere proprio nessuna nota dentro, e andarvene, semplicemente andarvene.

Ma la verità è che quella nota c’ è, c’ è ma voi non la volete ascoltare. E questo è idiota, è un idiozia da rimanere di stucco. Uno ha una nota che è sua…e se la lascia marcire dentro.

No! Statemi a sentire. Anche se la vita fa un rumore d’ inferno affilatevi le orecchie fino a quando arriverete a sentirla e allora tenetevela stretta, non lasciatela scappare più. Portatela con voi, ripetetevela quando lavorate, cantatevela nella testa, lasciate che vi suoni nelle orecchie, e sotto la lingua e nelle punte delle dita.”

…..insomma la metteva giù elegante, Pekish. Ciò spiega come tutti i componenti dell’ Umanofono sfoggiassero una sicurezza davvero singolare. Uno poteva fermarli in qualsiasi momento, in qualsiasi posto, chiedere di sentire la loro nota e quelli con naturalezza infinita, la tiravano fuori….Se la portavano dietro, dentro, addosso, come un profumo, come un ricordo, come una malattia….e a lungo andare, diventavano quella nota stessa.

Giuditta Cambieri

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commenti
  1. Filippo97 ha detto:

    sapresti dirmi a che pagina si trovano questi paragrafi?

    • makkekomiko ha detto:

      Ciao Filippo, sono il direttore del blog,Mago Mancini, provo a contattare l’autrice dell’articolo e ti faccio sapere. Ciao

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