Libertà di informazione

Pubblicato: 7 ottobre 2009 in ECCO I COMICI SERI!

Libertà di informazione

(di Pietro Sparacino) 

Mario Rossi, giovane operaio, oggi ha deciso di vedere per la prima volta nella sua vita da operaio, un approfondimento politico sull’argomento del momento: la libertà di informazione.

Mario sostiene che ci sia la libertà di informazione in Italia anche perchè nessuno ha mai negato a lui un’indicazione stradale, una via o un cognome…

Vuole saperne di più Mario e così si sintonizza sul canale, con i suoi pop corn e la Coca Cola.

Gli hanno detto che una trasmissione politica è come una partita di calcio.

Gli hanno detto che Gattuso, in confronto agli ospiti della serata, è un agnellino.

Gli hanno detto che finalmente capirà se c’è libertà d’informazione nel servizio pubblico.

Parte la sigla.

Il giornalista prende la parola e formula la prima domanda.

Gentili ospiti, secondo voi in Italia c’è libertà di informazione?!

Prende la parola il deputato dell’opposizione.

Abbiamo un Presidente del Consiglio che in Italia nomina il CDA delle reti pubbliche e allo stesso tempo è proprietario delle reti Mediaset, dirette concorrenti della RAI.

È come se il presidente della Conferenza Episcopale fosse nello stesso tempo il Presidente della più grossa azienda di profilattici.

La maggioranza replica…

Lei, Onorevole, dice il falso. Il Presidente del Consiglio non ha alcun conflitto, semmai ha tanti interessi.

E aggiunge…

Da quando è entrato il digitale terrestre nelle nostre case, parlare di conflitto di interessi è assurdo.

A quel punto il deputato dell’opposizione non ci ha visto più!

Lei dice fandonie. Ma che digitale e digitale.

Anche Gesù aveva capito che il digitale terrestre era una fregatura, tant’è che per parlare ai fedeli usava la parabola…

E ha continuato…

Con il digitale terrestre, per vedere le partite devi comprarti la tessera Mediaset Premium!

I soldi che i cittadini risparmiano sull’ICI li spendono sul digitale.

Il Premier è un imprenditore, mica un coglione…

Il giornalista, provando a placare la querelle tra i due poli, ha fatto un’altra domanda:

E sui giornali esiste la libertà di espressione?!?!

I giornali sono tutti in mano a Berlusconi.wc_2

Ha subito detto il deputato dell’opposizione.

Lei non è informato bene. Ignorante.

Ignorante a me?!
Ignorante a te, si!

Tu non sai chi sono io…

Tu sei un troglodita…

E tu un ladro…

Socialista…

Imbroglione…

Populista…

Provocatore…

Pirla…

Coglione…

Pezzo di merda…

Mario è al settimo cielo. Gode davanti alla tv. Quelle immagini e quelle parole lo hanno fatto piombare in uno stato di trans.

Un bip sonoro lo riporta con i piedi per terra.

E poi un immagine fissa, inequivocabile e la scritta:

Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile. Ci scusiamo per il disagio.

Mario mangia i pop corn rimasti, beve l’ultimo sorso di Coca Cola e tira un rutto che spegne il televisore.

Mario non ha capito bene se c’è libertà di informazione in Italia, ma ha capito che sulle reti del servizio pubblico ognuno può esprimersi come cazzo gli pare.

Pietro Sparacino

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commenti
  1. angelomauro calza ha detto:

    C’è chi fa la fila per pagare e chi… paga per fae la fila

    Ho fatto una capatina in Francia. Ed ho scoperto una cosa. In Italia ci lamentiamo per le file, quelle in banca, alle poste, Alle esattorie, ai supermercati… tutte file che noi italiani facciamo per pagare. Bene, ad EURODISNEY, invece, per entrare si paga facilmente, velocemente. Poi… si fa la fila e stai tre giorni in coda nel vano tentativo di salire su una giostra. In poche parole, in Italia si fa la fila per pagare, in francia si paga per fare la fila. E noi italiani ci cadiamo, presi dall’ansia di provare emozioni particolari. Oh, ma siamo proprio stupidi. E io sono caduto nel tranello. Io con moglie e figlia per tre gionri a macinare chilometri a piedi, spostandoci da una attrazione all’altra ed entrando e uscendo di continuo da negozi che vendevano tutti le stesse cose. Eppure, come presi da una forma nevrotica di febbre da acquisti i negozi ce li siamo girati tutti, con i piedi gonfi e il borsellino che si sgonfiava in maniera direttamente proporzionale alle nostre appendici. Ma non eravamo i soli. Eravamo lì, in mezzo a migliaia di persone e centinaia di italiani a farci prendere per i fondelli dai francesi americanizzati. Col risultato di odiare adesso Topolino, Minni, Pippo e Paperino. Il presagio l’avevo avuto già appena seduto a bordo dell’aereo rigidamente Air France in partenza da Roma: circa 200 italiani e tre o quattro francesi: avvisi e preliminari sciorinati in francese, inglese e tedesco. Praticamente nessuno a bordo aveva capito cosa fare in caso di emergenza. Eppure la lista dei passeggeri l’avevano, sapevano che lingua parlava il 90 per cento dei passeggeri. Al ritorno è stato peggio: a bordo solo italiani, circa 300, e una famiglia di 4 persone all’apparenza di origini indiane. Beh, comandante ed hostess hanno parlato solo in francese. Altra lezione di sopravvivenza saltata. E per fortuna che non è successo niente. Eppure Air France ha comprato l’Alitalia, cacchio, un po’ di italiano qualcuno dovrebbe riuscire a parlarlo, no? Ma una cosa che veramente dà fastidio, tanto da fare scongiuri e toccate varie, è che un attimo prima di accendere i motori c’è sempre una hostess o uno steward che percorrono il corridoio e iniziano a contare i passeggeri: ma che, danno il numero in anteprima ai telegiornali così, giusto che se accade qualcosa sanno già quanta gente c’era a bordo dell’aereo che si è schiantato? Non possono contare i passeggeri con discrezione, magari controllando il numero delle carte di imbarco che vengono consegnate appena si entra nell’aereo? No. C’è la sceneggiata: che ti innervosisce e ti fa viaggiare per un bel po’ con le mani a stringere con forza i tuoi gioielli. Comunque l’incalzante ce l’ha fatta, gente, è ritornato sano e salvo, a dispetto del fatto che non ha capito niente delle raccomandazioni a bordo, e con la rabbia di essere andato fino in Francia a pagare un sacco di soldi per fare la fila. E tornato in Italia, in auto, quando sembrava l’incubo fosse finito di fila ne ha fatta un’altra, al casello della Salerno Caserta, a Castelsangiorgio, ma lì almeno ha aspettato tre quarti d’ora prima di pagare il biglietto, non dopo averlo pagato.

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