Onoriamo le nostre difese

Pubblicato: 20 ottobre 2010 in "MA LA MENTE MENTE?" della Dottoressa Emanuela Fasano

Numero 2                                                                                                             Mercoledì 20 Ottobre 2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

ONORIAMO LE NOSTRE DIFESE

Carissimi lettori e lettrici,

per questo secondo articolo ho sentito di voler parlare dei meccanismi di difesa. Il titolo sembra introdurre un argomento “sacro” e, in effetti, in un certo senso lo è! E mi piace l’idea di iniziare questo nostro viaggio nello splendido universo della profondità umana, potendo partire dalla possibilità di difenderci lì dove sentiremo che sarà “troppo” per noi.

La psicoterapia corporea parte dal presupposto che le difese di ogni individuo non vadano mai sradicate completamente; questo perché esse gli hanno salvato la vita e, se riconosciute, elaborate e “padroneggiate” possono essere una grande risorsa, che gli permette di non andare mai oltre il proprio limite e di proteggersi da tutte quelle interferenze che minacciano il suo equilibrio! Il problema nasce quando la difesa diventa una rigida, inconsapevole barriera. Ma, perché e quando questo avviene?

Nasciamo totalmente aperti all’ambiente circostante ma, quest’ultimo, non è mai in completa sintonia con i nostri bisogni. Quando il bisogno di un bambino viene negato, egli è costretto a bloccare il suo impulso per non sentire il vuoto e la paura. Per non rivivere questa esperienza minacciosa e dolorosa (ricordiamoci che il bambino non ha un Io strutturato con cui spiegarsi perché succedono certe cose), il piccolo blocca tre parti di sé: la zona del corpo in cui si situa il bisogno, l’emozione corrispondente a tale bisogno (quando blocchiamo il movimento sopprimiamo anche l’emozione), il diritto a sentire quel bisogno.

Questo schema è talmente precoce che da adulti ce lo ritroviamo “addosso” senza nemmeno rendercene conto. E troviamo mille modi razionali per adattarci alla nostra rinuncia. Certo, si sente il disagio di come vanno certi aspetti della propria vita, ma si da per scontato che questo sia il volere del destino o che il mondo vada in questo modo e non ci si possa fare nulla. Magari ci diciamo pure “Via, oramai è andata così, non posso più cambiare le cose”.

La prima difesa che la mente-corpo umana attua, è bloccare il respiro. Se non respiro profondamente, non sento nulla e posso andare avanti con la mia testa, controllando e decidendo ogni singolo aspetto della mia vita. Poi immobilizzo il corpo. Certo, la schiena mi fa spesso male, soffro il mal di testa, le mani e i piedi sono freddi, le spalle contratte, la mandibola serrata; ma che vuoi, è lo stress della vita quotidiana. La mattina non dedico mai neanche 10 minuti al mio respiro, a sentire come sto. Ma come faccio, non ho tempo! Non ultime, taglio fuori le emozioni: guardo la vita e gli altri con gli occhi o con il cuore? Conosco la differenza? Lascio mai scorrere un’emozione dentro di me, dandogli lo spazio di un lungo respiro? E so darle un nome?

Secondo l’Analisi Bioenergetica arriviamo a difenderci rigidamente dalle emozioni e da una relazione profonda (con noi stessi e/o con un’altra persona), perché uno o più dei seguenti cinque diritti ci è stato precocemente negato: il diritto ad esistere, il diritto ad avere bisogno, il diritto di dire no , il diritto ad essere sostenuti ed incoraggiati, il diritto ad amare sessualmente ed emotivamente. Ogni diritto corrisponde ad un bisogno fondamentale. Se non ci riprendiamo il nostro bisogno e non gli diamo nutrimento, la nostra energia vitale sarà sempre in parte tarpata. Peccato. Abbiamo TUTTI il diritto di identificarci con un corpo vitale, sessuale, spontaneo, bisognoso di nutrimento, contatto e sostegno, senza per questo provare vergogna. Abbiamo tutti il diritto di dire no a ciò che non ci piace e non vogliamo, senza per questo sentirci cattivi e in colpa verso qualcuno. Più si è in contatto con il proprio sentire, più si è spontanei e chiari (con sé stessi e con gli altri), più si viene percepiti come forti e sicuri.

Difendiamoci, ma in modo morbido e flessibile. Sicuri del fatto, che possiamo aprirci per poi tornare nella nostra difesa quando e come vogliamo. Bisogna che “stiamo comodi” in ciò che siamo, radicandoci in tutti i nostri aspetti sofferenti e gioiosi. E questo richiede grande impegno e fiducia nei riguardi di noi stessi.

Auguro a tutti una buona settimana

Dott.ssa Emanuela Fasano

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commenti
  1. Eleonora ha detto:

    Questo articolo mi scalda! Mi sono ritrovata più volte nel respiro profondo durante la lettura. Mi ha messo in contatto con la possibità di accettare profondamente noi stessi, nelle difese e nella libertà da esse. Ho sentito fluidità e morbidezza e per questo ti ringrazio. Con stima, Eleonora.

    • Dott.ssa Emanuela Fasano ha detto:

      Grazie, Eleonora, per aver partecipato così profondamente e sentitamente all’articolo.
      La partecipazione, nutre più di qualunque parola, scritta o parlata che sia. E’ la dimensione di risonanza collettiva, in cui non si è più soli!
      Un Carissimo Saluto

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