Essere o non essere…

Pubblicato: 10 novembre 2010 in "MA LA MENTE MENTE?" della Dottoressa Emanuela Fasano

Numero 5                                                                                                             Mercoledì 10 Novembre 2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

ESSERE O NON ESSERE..

Carissimi lettori e lettrici,

oggi parleremo del primo carattere (e quindi del primo diritto, cioè quello di esistere) che si forma nel periodo che va dal pre-natale (e quindi durante la gravidanza, quando siamo tutti nella pancia di mamma..) a quello della nascita e dei primi momenti in cui si viene alla luce e si interagisce col mondo: il carattere schizoide. Ora, ribadisco l’invito a non considerare questa parola nel suo classico significato! Schizoide è un termine che, in bioenergetica, va a definire un carattere che si struttura quando siamo ancora in una fase “indifferenziata”: quando, cioè, il nostro sé corporeo non conosce ancora il confine tra sé stesso e quello della madre. Partendo dal presupposto che ogni carattere prende forma da un’”intoppo” che l’ambiente circostante impone alla libera energia del bambino , il carattere schizoide nasce da un inconscio e profondo rifiuto materno nei confronti del bambino, fin dal momento del suo concepimento. Che senso ha questo rifiuto? E come avviene?

I motivi possono essere di varia natura (anche solo la paura genitoriale di ciò che si deve affrontare con l’arrivo di un figlio), ma ciò che mi preme sottolineare è il fatto che nella nostra cultura la gravidanza è vista come un momento di sola gioia e serenità. E lo è. Ma non solo! Durante la gravidanza possono emergere paure e conflitti interiori profondissimi  nella donna. E, se questa non viene aiutata a sentirsi “autorizzata” ad esprimere la parte conflittuale della gravidanza, lei si separa da questa sua parte trasmettendola interamente al bambino. La trasmissione, delle angosce e del rifiuto materno, è diretta quando il bambino è ancora nel grembo materno! Essa viene avvertita a vari livelli: ormonale, a livello della temperatura del ventre  (paura e rifiuto rendono l’ambiente intra-uterino freddo), a livello del battito cardiaco della madre e, inoltre, quando il bambino è appena nato questi sentimenti materni gli saranno trasmessi dallo sguardo e nel tipo di contatto fisico che egli riceverà nell’accudimento. Il bambino a quel punto si sentirà minacciato nella sua stessa esistenza, ed avvertirà un pericolo senza nome e senza forma e che da adulto resterà nel corpo come una reazione di terrore (un particolare tipo di paura, questo, che si esprime nel corpo con una determinata posizione: occhi sgranati e fissi, spalle alzate e tese, gambe rigide e molto altro..).

Il diritto ad esistere si acquisisce sentendosi amati e ed accolti fin dai primissimi momenti di vita. Se questo non avviene, lo sviluppo energetico della persona viene interrotto perché quando il corpo di un bambino non viene stimolato in modo accogliente, questi avrà poi difficoltà a sentirlo e a identificarcisi. E dunque farà affidamento più sull’intelletto che sul sentire.

Il Carattere schizoide, si forma proprio a partire da questo contatto “freddo” e rifiutante. Le sue caratteristiche sono: un’energia vitale “congelata” (cioè trattenuta nel corpo) ed una difficoltà a sentire le emozioni, a favore di una piena identificazione nei processi mentali! Il patto dello schizoide è quello di vivere solo nella sua testa, e di conoscere il mondo attraverso le idee. Quanti poeti, scrittori, musicisti ed artisti presentano questo tratto caratteriale! Che, come tutti, ha delle sue belle potenzialità. Ma, per esprimerle, bisogna prima “scongelare” quell’energia fisica rimasta trattenuta per tanto tempo. Tipicamente lo schizoide ha uno sguardo vacuo, come se guardasse “oltre”, una carnagione molto chiara (gli organi periferici sono poco irrorati di sangue per via dell’energia “congelata” al centro del corpo), una fisionomia molto magra, è rigido nei movimenti e vive nel suo pensiero.

Noi siamo il nostro corpo. Se non ci identifichiamo interamente nelle sensazioni che abbiamo dentro, la nostra forza non  potrà fluire liberamente in tutto il nostro essere. Ma, parlando del tratto\carattere schizoide, prima di ritrovare la connessione con il calore delle emozioni e della vita stessa, bisogna “ri-nominare” le paure cui non sappiamo dare nome. Magari ci parlano attraverso panico, angoscia o paralizzando la nostra vita. Il diritto ad esistere è proprio il diritto ad essere pienamente nella consapevolezza di sé. E’ il diritto a sentire tutto ciò che siamo e a sostenere il nostro bambino terrorizzato. Che lui, di energia, ne ha moltissima. Aiutiamolo ad esprimerla!

Un Caro Saluto

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

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commenti
  1. fabiana ha detto:

    Grazie per questa riflessione… la trovo per coincidenza utile in quanto una amica non sta affrontando questa situazione nel modo più sereno.
    Io credo prima di tutto che l’importante sia avere proprio la CONSAPEVOLEZZA di come ci sentiamo. E affrontare con determinazione la situazione nel bene e nel male.
    Se nella vita ci insegnano a pensare sempre al nostro benessere di fronte a tutto…in questo caso abbiamo la responsabilità di un’altra VITA.
    Purtroppo siamo ancora legati a degli stereotipi e retaggi vari….e spesso il matrimonio e la famiglia rischiano di diventare delle CONVENZIONI …quando – per usare un gioco di parole – dovrebbero essere delle CONVINZIONI.

    • Dott.ssa Emanuela Fasano ha detto:

      Salve Fabiana,
      sono assolutamente d’accordo con ciò che lei dice. La sua riflessione mi permette di aggiungere che, essendo la gravidanza un momento in cui si muove moltissima energia, è “normale” che emerga un’emotività pari ad un vero e proprio fiume in piena.
      Ci sono alcune tecniche di comunicazione col bambino ancora in pancia, in cui ad esempio la mamma può dirgli come sta semplicemente respirando, ponendo le mani sul ventre e parlnadogli:”Mamma in questo momento ha paura, ma insieme ce la faremo”(questo è un esempio, ovviamente).
      La consapevolezza è uno sfrozo quotidiano, ed è molto difficile (ma mai impossibile) mantenerla integra quando si vive in un sistema di relazioni.
      Mi permetto comunque di consigliare, a tutte le mamme ed anche alla sua amica, un libro semplice, chiaro ed efficace in cui vengono presentate proprio queste tecniche di comunicazione tra madre e bambino durante la gravidanza. Il titolo è “Le coccole dei nove mesi: un programma per calmare, stimolare e comunicare con il nascituro” di Thomas Verny e Pamela Weintraub, della Bonomi Editore.

      Un Saluto

  2. Filippo ha detto:

    Un’obiezione da profano di psicologia ma da profondo conoscitore di disturbi di personalità …La mia.
    Secondo me la sofferenza maggiore nasce dal dividere il mondo in giusto e sbagliato, in bene e male o in bianco e nero.
    Non si rischia in questo modo di ipervalutare “il bimbo” e denigrare “il vecchio”?
    Per me il sorriso torna quando oltre al bianco e al nero si iniziano a scorgere il grigio il giallo e il fucsia…
    Che ne pensa?
    Complimenti per la rubrica è molto interessante e stimolante
    Saluti

    • Dott.ssa Emanuela Fasano ha detto:

      Salve Filippo,
      credo profondamente, come lei, che è proprio la scissione tra il bianco ed il nero, tra giusto e sbagliato ad irrigidire mentalità e sistemi ancora più ampi.
      Al contrario, l’integrazione di tutta l’intera esperienza dell’essere umano è il fondamento unico e imprescindibile per il processo di consapevolezza.
      E’ che culturalmente si è spesso indotti a mostrare ed accettare solo uno di questi aspetti (positivo o negativo), lasciando l’altro nell’ombra. Questo apparentemente fa evitare un conflitto che, in realtà, resta soltanto sopito. E priva la persona dell’esperienza della gamma di colri che intercorre tra uno e l’altro..
      Quindi, facciamo largo alle sfumature..
      Il “bambino” è parte del “vecchio”, nel senso che (almeno nel mio modo di sentire e di lavorare) lui è la nostra energia primordiale. Quella più pura e viva.
      E vive all’interno di ognuno, imprigionato tra paure e rigidità. Quello che voglio dire è che il bambino non è separato dal vecchio! E’ parte integrante del corpo emotivo di ognuno.
      Spero di aver chiarito (e grazie per avermi dato l’occasione di farlo) che per “bambino” non si intende una parte separata da ricordare con nostalgia, ma una vera e potente forza che è in ognuno di noi. L’adulto è la somma di tutta la sua storia con la variabile del cambiamento e della sua individualità. E del suo potere di scegliere. Bisogna ritrovare la propria forza ed energia primaria con la possibilità di scegliere e ponderare tipiche dell’età adulta.
      Dividere il bambino dal vecchio è un’illusione in bianco e nero.

      Grazie per l’intervento
      Un saluto

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