Sono autonomo se non chiedo nulla?

Pubblicato: 17 novembre 2010 in "MA LA MENTE MENTE?" della Dottoressa Emanuela Fasano

Numero 6                                                                                                                     Mercoledì 17 Novembre 2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

SONO AUTONOMO SE NON CHIEDO NULLA?

Carissimi lettori e lettrici,

oggi tratteremo del secondo carattere, cioè quello connesso con il diritto di avere bisogno e quindi alla sua negazione. Questo carattere, che si forma nel periodo dell’allattamento, è chiamato da Alexander Lowen “Orale”, essendo questo in stretta connessione con il bisogno di nutrimento. Il nutrimento, in questo caso, sta per nutrimento affettivo e, dunque, riguarda l’esperienza di “pieno\vuoto” di amore che, a livello corporeo, viene tradotta proprio con il senso di calore e riempimento o, al contrario, con una sensazione di vuoto e debolezza durante il periodo dell’allattamento e delle cure materne. Il carattere orale, si sviluppa proprio nel delicatissimo momento di questo contatto tra madre e bambino. Ora, voglio specificare che il carattere INIZIA a formarsi in queste fasi precoci, per poi strutturarsi lungo l’arco di tutta la vita della persona. Sia chiaro che determinate caratteristiche energetiche, caratteriali, fisiche e psicologiche provengono da esperienze molto precoci, poiché queste sono quelle esperienze in cui registriamo per le prime volte un modo di ricevere amore e proprio per questo l’impronta dei vissuti cui siamo totalmente affidati quando siamo molto piccoli è fortissima e ci accompagna sempre! Insomma, le prime esperienze sono inevitabilmente la base del nostro sviluppo. Riguardo al diritto di avere bisogno, quali avvenimenti possono interrompere il flusso naturale del nostro andare verso ciò di cui necessitiamo? Ovviamente il discorso è di un’enorme complessità. Si può dire, tuttavia, che quando un bisogno viene negato dall’esterno, il bambino tende a sopprimerlo. Quello che accade nella formazione del carattere orale, è che il nutrimento affettivo e di vicinanza materno è stato presente per un periodo per poi essere interrotto. In che modo? I motivi possono essere molti (e vi prego di non giudicarli ma di mettevi in ascolto profondo di ciò che può accadere ad una madre),come ad esempio la perdita stessa di una mamma, oppure un contatto materno intriso di narcisismo (cioè molto più volto nel “fare” piuttosto che rivolto al contatto profondo con i bisogni del bimbo) o l’arrivo di impegni e problematiche (a volte davvero inevitabili) che possono distogliere l’attenzione della mamma dal bambino in un modo abbastanza netto. A volte, sono le contingenze della vita a creare questo distacco. Altre volte, invece, ci sono delle problematiche profonde ancora annesse alla maternità. E’ ovvio che una madre che vuol essere “brava e perfetta”, baderà molto più al suo bisogno di adempiere in modo impecabile al suo ruolo piuttosto che al bisogno del bambino stesso.Ma, cosa genera questo in un bambino e poi nell’adulto? Provate ad immaginare di avere necessità di qualcosa, senza poterlo comunicare chiaramente. Potete solo attendere che questo “qualcosa” vi venga dato e dovrete essere abbastanza fortunati da avere qualcuno che sia talmente tanto sintonizzato con voi (intuito materno) da capire  che avete bisogno di quella cosa in quel momento. Mettete che, dopo aver tentato di chiedere qualche volta, non riceviate alcuna risposta alla vostra richiesta. Cosa farete per sopravvivere? Anzitutto, smetterete di chiedere e soprattutto di sentire quel bisogno che è dentro di voi. Così, vi ritroverete a “pancia vuota”, debilitati, con poche forze e con la poca fiducia di ricevere il nutrimento che tanto avete chiesto e che inspiegabilmente non è arrivato. Queste sono esattamente le caratteristiche del carattere orale: una bassa energia (al limite del “collasso”), una negazione del proprio bisogno pur essendo una persona dipendente (si dice: “io non ho bisogno di nessuno”, ma quel bisogno è rimasto in attesa di essere sodisfatto dentro di lui..) e, non ultima, una tematica depressiva molto profonda dovuta a questa privazione precocissima che gli ha creato un vuoto. Particamente quello che l’orale ha imparato è che “se non ha bisogni, non verrà abbandonato”. Ovviamente TUTTI abbiamo dei bisogni e, anche laddove non ci prendiamo il diritto di esprimerli, li comunicheremo comunque agli altri ma come richieste indirette! Magari ci mostreremo totalmente autonomi, ma dal nostro sguardo e dai nostri atteggiamenti trapelerà sempre quel bisogno d’amore che così difficilmente ci siamo riconosciuti e concessi. Il diritto ad avere bisogno è il migliore alleato per tornare a nutrirci e a prendere ciò di cui abbiamo bisogno, potendolo chiedere apertamente.

Questo, a grandi e generali linee, il secondo, importante diritto della nostra esistenza.

A tutti il mio grande augurio di una splendida settimana

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

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commenti
  1. weber ha detto:

    veramente interessante ^^

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