La base dell’identità: Il diritto di essere rispettati e sostenuti

Pubblicato: 24 novembre 2010 in "MA LA MENTE MENTE?" della Dottoressa Emanuela Fasano

Numero 7                                                                                                             Mercoledì 24 Novembre 2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

LA BASE DELL’IDENTITA’: IL DIRITTO DI ESSERE RISPETTATI E SOSTENUTI

Carissimi lettori e lettrici,

questa settimana parleremo del terzo, importantissimo diritto: quello di essere rispettati, sostenuti ed incoraggiati.

Messa in questi termini, potrebbe sembrare quasi una pretesa, ma non è così!

Il diritto ad essere rispettati, ha un significato profondo legato alla libertà di riconoscersi nel proprio sentire e di andare nella propria vita seguendo i propri desideri sulla base delle proprie capacità.

A molti di noi, sarà successo almeno qualche volta di sentirci confusi rispetto ad una decisione più o meno importante, pur sapendo già quale strada seguire nel nostro profondo. A quel punto, avremo sicuramente scelto la strada “più logica” ed apparentemente funzionale, a scapito della nostra verità interiore. Può accadere. In qualche caso però, questo accade perchè si ha difficoltà a seguire la strada in cui ci si riconosce di più (personalmente, intendo), per andare verso quella che la coscienza sociale (o semplicemente atre persone) ci dice essere la più “giusta”, ben vista e gratificante. Questo però implica un’assunzione di responsabilità, in cui il controllo deve restare sempre alto per evitare il “fallimento” della strada intrapresa. Qui non c’è spazio per il dubbio, per il conflitto o per la semplice stanchezza. Bisogna fare,controllare, ad ogni costo. Attenzione: in questo preciso spazio d’azione, siamo ben lontani dalla costruttività e dalla determinazione. Qui l’azione è finalizzata al solo raggiungimento di uno status materiale, di un ruolo sociale a totale scapito dell’ascolto interiore della propria unicità e dell’aspetto relazionale. E cosa c’entra questo con il diritto ad essere rispettati?

Vediamo come questo carattere, che Lowen definisce il carattere psicopatico, si forma. Attorno ai due anni, il bambino inizia ad esplorare il mondo e gli oggetti circostanti. In questa fase, egli ha bisogno di sostegno e di messaggi genitoriali chiari: il primo gli permette di esplorare con serenità, i secondi lo aiutano a fidarsi delle sue sensazioni potendo continuamente riconoscere i sentimenti che la mamma gli trasmette. In assenza di questi due presupposti, il bambino vive una forte confusione! Una mamma che promette amore, con vezzeggiamenti, sguardi “seduttivi” ed atteggiamenti amorevoli e che, per motivi suoi, cambia spesso umore (arrivando anche all’uso della violenza), trasmette al bambino un forte disorientamento che lo porta a non potersi più affidare al sostegno e all’amore materno: egli, inizierà ad affidarsi, invece, alla negazione dei sentimenti ed esprimerà lui stesso atteggiamenti dimostrativi (facciate) piuttosto che comportamenti legati a ciò che prova interiormente, poiché la propria interiorità ha avuto una risposta genitoriale disorientante.

Il diritto ad essere rispettati, sostenuti ed incoraggiati dipende proprio da quanto e come siamo stati riconosciuti, visti e sostenuti nel nostro modo di essere! Voglio ricordare,che la capacità di identificarci con chi siamo, nasce e si forma nel momento in cui iniziamo a sperimentarci nell’esplorazione del mondo circostante, staccandoci dalla simbiosi che fino ad allora abbiamo avuto con mamma. La risposta che lei da ai nostri primi movimenti autonomi, come ci guarda, la sicurezza che ci trasmette, sono le basi con cui impariamo a sentirci in diritto di  essere ciò che siamo: autonomi, vivi, sentimentali, bisognosi di indipendenza e di relazione al tempo stesso. Se per qualche motivo l’ambiente circostante non riconosce tutti questi bisogni, pur non dicendocelo direttamente, noi impareremo un “modo alternativo” di andare nella vita!

Essere rispettati vuol dire essere riconosciuti. E questo presuppone che le persone che ci hanno sostenuti ed amati ci abbiano lasciati liberi nonostante il loro bisogno di tenerci con loro e nonostante le loro difficoltà  a comprendere e superare i propri conflitti interiori. Trovare un sostegno contraddittorio, “ti amo ma non voglio che tu vada”, nelle prime esperienze di autonomia, porta inevitabilmente a tagliare fuori i sentimenti e ad affidarsi ad un atteggiamento “seduttivo” e di facciata, per potr avere il controllo su chi ci sta intorno. Ci si guadagna il rispetto, non permettendo a nessuno di metterci “sotto”, in un gioco di forza più che in un confronto tra “mio e tuo bisogno”. E’ importante, essere rispettati nel diritto di essere noi stessi (indipendenti, autonomi, fragili e bisognosi di relazione). Ma questo, da adulti, dobbiamo accettarlo noi per primi!

Un Carissimo Saluto a Tutti

Dott.ssa Emanuela Fasano

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