Archivio per dicembre, 2010

Numero 12                                                                                                     Mercoledì 28 Dicembre  2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

LEGGEREZZA O ILLUSIONE DEL CONTROLLO?

Carissimi lettori e lettrici,

in questo periodo sento il piacere di parlare di ciò che può aiutare tutti noi a sentire la bellezza di ciò che si desidera e di come ci si pone di fronte al proprio volere. Inteso, quest’ultimo, come tensione verso il benessere…

Ora, sarebbe assurdo e alquanto irrealistico parlare di ciò che può “far bene” a tutti, perchè in ognuno di noi è nascosto qualcosa di magico e meraviglioso, che è unico e di cui forse neanche noi conosciamo la chiave d’accesso, ma questo “qualcosa” si fa sentire in alcuni momenti della nostra vita, quindi perchè non aiutarlo ad uscire più spesso?

Ciò che sicuramente accomuna tutti, sono le forze che possono tenere a freno la forza vitale e la sua più piena espressione. Sentiamo l’odore del nostro vero benessere (vero nel senso di totale), in momenti in cui siamo particolarmente energici e raggianti, o nel preciso istante in cui il nostro corpo riesce a rilassarsi profondamente. Cosa accade in quei momenti? Perchè non possiamo mantenere questo stato psico-fisico nel tempo? Quanto le tensioni impediscono il libero fluire del piacere nel nostro corpo? Quanto la mente impedisce al corpo di rilassarsi?

Sicuramente i ritmi di vita della nostra società, ci impediscono di essere sintonizzati con il ritmo della nostra piena vitalità: è come se una continua interferenza forzasse il corpo ad essere “altro” da ciò che è: perennemente efficiente, pronto, instancabile, carico di tensioni. Questo è ciò che ci viene chiesto.

Ma anche vero, è il fatto che spesso non si è disposti a dedicare uno spazio per ritrovare la propria naturalezza, come se culturalmente questa fosse considerata una parte trascurabile. Ma non lo è affatto.

Va bene essere in sintonia con il “motore esterno” dell’ambiente in cui si vive, ma altrettanto necessario è esserlo con il proprio!

Il problema, è tutto nel controllo che pretendiamo di avere sulla nostra mente, sul nostro corpo e, più in generale, sulla nostra vita. Il controllo (che non è una pianificazione adeguata, ma una rigida disciplina che prescinde da tutto e da tutti), mette in moto una serie di meccanismi psico-fisici che tendono a focalizzare su eventi esterni e ad annullare la percezione del corpo e del proprio limite. Ed è un approccio alla vita, non una necessità. L’ansia ci porta a mettere sotto sforzo ogni molecola del nostro corpo e tutti i nostri spazi mentali, perchè ci dice che se così non faremo il nostro mondo crollerà! Sarebbe bene entrare in dialogo con questa ansia, e dirle di non allarmarsi troppo, visto che il controllo è un’illusione della mente e che bisgona accettare che le cose vanno anche un po’ (un bel po’) da sole. Diciamo alla nostra ansia che il nostro 50% possiamo metterlo e bene, anche, in ciò che programmiamo! Ma che l’altro 50% non dipende assolutamente da noi..

Nel titolo di questo articolo, parlo di leggerezza. Questo, per come lo intendo, è uno stato che ci permette di mettere in gioco la nostra forza nella consapevolezza, però, del nostro limite. “Posso arrivare fin qui”.

Mentre nel controllo entrano in gioco moltissime parti ansiose di noi (paura, resistenze, pessimismo, pesantezza etc..), nella leggerezza possiamo muoverci sulla base di ciò che per noi è possibile “fare”, senza spingerci oltre le nostre forze, consapevoli che una forza dosata nel rispetto di sé stessi è una forza che genera comunque i suoi effetti nella realtà. Una forza invece “mal dosata”, incontra puntualmente difficoltà e resistenze.

Quello che voglio dire, è che a volte basta spostarsi leggermente e la prospettiva della nostra vita può  radicalmente cambiare. E non perchè facciamo cambiare magicamente le cose esterne, ma perchè riprendendoci il rispetto per noi, riappropiandoci del nostro limite e dunque della nostra forza, saremo tanto più efficaci quanto più rilassati, nel senso che potremo finalmente dirci (e magari anche dire): “Io posso arrivare fin qui. Da qui in poi, non può più dipendere da me”.

Allora, quale dei modi ci prendiamo la responsabilità di scegliere? La leggerezza consapevole o l’illusione del controllo? Vale la pena rifletterci. Perlomeno, credo che tutti ci dobbiamo una riflessione rispetto a ciò… per il nostro bene che possiamo costruire e porteggere solo partendo dal rispetto di noi stessi.

Approfitto per augurarvi un meraviglioso 2011!

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

Numero sessantotto                                                                                         Lunedì 27 dicembre 2010

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

SAPIENS VS. NEANDERTHAL

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

… che a livello evolutivo la nostra civiltà ha superato un confine, pertanto l’intera classe politica italiana ha “perso” e presto tutti gli attuali parlamentari spariranno. Buon per loro che come fossili, tranne i leghisti, qualche valore finalmente l’avranno!

Spiego meglio: avendo il Messia dato forfait perché sistemare le cose era un miracolo troppo arduo pure per Lui, in tutta Italia studenti e Uomini di Buona Volontà sono in protesta permanente contro il Governo e le sue riforme per cercare di risolvere il problema in maniera autonoma. Ed è a questo punto, cari posteri, che abbiamo l’incredibile opportunità di vedere, in altra forma, il confronto/scontro tra i Neanderthal e i Sapiens che dei primi causò disfatta ed estinzione.

Come i Neanderthal, i nostri politici (maschi e femmine) hanno aspettative che non vanno oltre i due semplici, primigeni obiettivi quali sopravvivenza e riproduzione, ovviamente l’uno simboleggiato dall’accumulo di denaro e potere e l’altro dalla ricerca di sesso come trasmissione rituale del patrimonio genetico. In breve: fantasia pari a quella di una mela cotta, come dimostra il fatto che per qualsiasi problema, dalla mondezza alle parole crociate facilitate, la soluzione è sempre la stessa: l’esercito!

Il secondo gruppo, quello degli studenti, (come i Sapiens un vero stadio evolutivo superiore) invece ha l’ironia e questo è ciò che fa la differenza perché i berluscosauri (di tutte le epoche e di tutti i credo) agiscono solo attraverso la forza e la violenza senza rendersi conto che il mondo è cambiato ed oltre la caverna c’è di più. 

A parte alcuni gravi atti di criminalità di poche bestie (neanche dotati di favella) mischiate tra le migliaia di autentici manifestanti, gli studenti hanno mostrato la loro vera potenza ideando modi di dissenso fantasiosi e da “specie nuova”. Anzitutto il flash mob, una cosa possibile solo grazie all’esistenza di Internet, che consiste nel concordare un’azione (ad esempio tutti immobili come statue per trenta secondi e poi riprendere come nulla fosse), un ballo (coreografie complesse eseguite anche da cento persone) o altro senza mai essersi visti prima se non attraverso il contatto della Rete. E poi altre cose tipo donare fiori e cioccolatini ai poliziotti antisommossa o nascondersi dietro scudi di cartone con sopra scritti i titoli di libri famosi.

Quindi, cari posteri, voi che avrete una visione più d’insieme del nostro tempo, potrete rendervi conto facilmente del perché, un giorno, i berluscosauri si estinsero dopo che l’Italia fu comprata in blocco dai cinesi ed abbandonata dai suoi abitanti più evoluti, senza neanche molta tristezza perché troppo ironici e troppo già cittadini del mondo.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliati: Cenni su Sapiens e Neanderthal

http://www.archeologia.com/~pantalica/Neand.htm

Flash Mob Liverpool Street Station

http://www.youtube.com/watch?v=VQ3d3KigPQM

Flash Mob Stazione Termini

http://www.youtube.com/watch?v=lsAc6vk4U8Q&feature=related

 

Numero 11                                                                                                            Mercoledì 22 Dicembre  2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

REGALARSI UN DESIDERIO

Carissimi lettori e lettrici,

in questa settimana natalizia parleremo di regali. Certo, non dei “soliti regali”, ma di un dono un po’ speciale che ognuno di voi potrà fare a sé stesso: il proprio desiderio.

Quello che desideriamo, viene molto spesso considerato come un sogno. Come un qualcosa di astratto, da contemplare timidamente come un lontano oracolo!

E perchè non rendere più concreto il nostro desiderio? Le ragioni possono essere molteplici..

Avvicinarsi ai propri desideri, significa “tradire” le aspettative che le persone significative hanno nei nostri confronti e può voler dire anche, allontanarci dagli schemi che noi stessi abbiamo costruito per vivere una vita più sicura! Molto spesso siamo noi i primi ad averne paura.. c’è un famoso cantautore italiano, che dice: “Fate molta attenzione quando desiderate qualcosa, perchè potrebbe realizzarsi”..

Vi siete mai chiesti perchè non ci si sente in colpa quando si deve realizzare qualcosa per la propria “sopravvivenza”, mentre il senso di colpa e di non-essere-in-diritto-di arriva puntualmente quando si decide di realizzare qualcosa semplicemente perchè lo si vuole? Come se il desiderio fosse indice di malsano egoismo che porta a fare quel qualcosa in più che, non essendo “strettamente necessario”, va considerato come secondario.

Certo, nella vita quotidiana ci sono urgenze che prendono tempo ed energia, e che vanno risolte entro tempi ben precisi. E bisogna farci i conti. Però questo, molto spesso, diviene una scusa per cancellare il nostro desiderio dalla memoria del nostro cuore; e che disturbo ci da’? Perchè separarcene? Coltiviamolo e manteniamolo! Ciò che si ama non toglie spazio né tempo a tutte le nostre altre faccende. Anzi, se sappiamo trattare bene quello che amiamo questo ci darà grande sostegno, positività ed energia per affrontare tutto il resto.

Bisogna lavorare ogni giorno della nostra vita sul sentirci in diritto di amare il nostro piacere, inteso, questo, come integrazione tra i “doveri” di sopravvivenza e il nutrimento della nostra energia psico-fisica!

Ed allora vi propongo un semplice esercizio (che poi, è un bellissimo gioco): prendete un momento per voi ed un foglio di carta; a questo punto, chiudete gli occhi, tirate un bel respiro profondo e andate a contattare i vostri desideri. Visualizzateli, sentite che effetto vi fa contattarli. Prendetevi tempo, per questo. Poi aprite gli occhi e scriveteli (può essere anche uno solo) nero su bianco. Una volta fatto ciò, decidete che posto dare al vostro desiderio: potrete chiuderlo in una scatola, appenderlo da qualche parte per ricordarvene oppure metterlo sotto l’albero di Natale…ed anche anche il posto che gli darete, avrà un significato. Vedrete che, una volta scritto, il vostro desiderio sembrerà già più realizzabile e concreto e, se vorrete, potrete indagare i motivi (reali e\o legati alle vostre paure) che vi allontanano da esso. Intanto, però, mettendolo nero su bianco accorcerete le distanze tra voi e “lui” e vi concederete di sentirlo dentro di voi. Anche il non riuscire a farlo ha il suo significato, e può essere uno spunto di riflessione su quanto abbiamo perso l’abitudine di contattare il nostro cuore.

Connettersi con i proprio desideri e con il proprio piacere, non significa entrare in un’ “anarchia dei sentimenti”! Questo, molto spesso, è un sotto-messaggio culturale che ha il solo scopo di tenere a freno la creatività psico-corporea degli individui. Il piacere, torno a ripetere, è integrazione ed energia; non caos.

Regalarsi il proprio desiderio significa tornare in contatto profondo con i propri bisogni. Al di là della sua realizzazione, esso ci riporta in contatto con la nostra energia espressiva e con la nostra individualità.

Scriverlo, ricordarlo, poterlo rileggere ogni qualvolta che la vita ci porta a dimenticarlo.

Regalatevi il vostro desiderio! Il cuore, non conosce limiti e fa spazio a tutto ciò che amiamo.

Questo è il mio augurio natalizio (e non solo) per tutti voi.

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

Numero sessantasette                                                                                     Lunedì 20 dicembre 2010

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

Il peccato e il reato

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

… “Buon Natale”, ovvero la ricorrenza del compleanno di Gesù e altresì, da più di duemila anni soprattutto in ambito lavorativo, anche l’anniversario delle frasi: “capirà, ci sono state di mezzo le feste”, “rimandiamo a dopo le feste”, “calcolando che ci sono di mezzo le feste…” e in subordine “che palle ‘ste feste!”.

E’ possibile, cari posteri, che voi non celebriate più l’evento per cui è giusto spiegarvi che nel nostro tempo questo è il periodo dell’anno che permette a noi della nostra epoca di essere tutti più buoni per alcuni giorni per poi tornare tranquillamente i figli di mignotta di sempre tutto il resto dell’anno!

Tecnicamente, secondo il mito, la nascita di Gesù sarebbe l’inizio di un processo che grazie al sacrificio finale del Cristo 33 anni dopo ci avrebbe poi portato ad essere mondati di tutti i peccati. Evidentemente era più semplice che fare delle leggi ad personam per ognuno. Ma forse, cari posteri, vi va chiarito il concetto di “peccato” che è una cosa inventata ai tempi in cui l’Umanità era bambina e perciò allo scopo di farci comportare bene serviva “l’uomo nero” o il “babau”.

Teoricamente esistono dieci punti da non violare e per l’esattezza sono:

1 – Io sono il Signore Dio tuo e non avrai altro Dio al di fuori di me.

2 – Non nominare il nome di Dio invano.

3 – Ricordati di santificare le feste.

4 – Onora il padre e la madre.

5 – Non uccidere.

6 – Non commettere atti impuri.

7 – Non rubare.

8 – Non dire falsa testimonianza.

9 – Non desiderare la donna d’altri.

10 – Non desiderare la roba d’altri.

Tre di queste cose sono reati e di ciò se ne occupa la Legge, le altre invece sono precetti per un buon comportamento per cui serve solo buonsenso e maturità (e d’altro canto pure le altre cose si dovrebbero fare non perché sono punite ma perché “è giusto così”). Comunque considerando l’Umanità come se fosse un solo individuo possiamo dire che nell’anno “zero”, e a maggior ragione prima d’allora, eravamo piccoli ma dopo duemila anni fortunatamente siamo cresciuti quindi consapevoli che non esiste né Babbo Natale (“la Terra è piatta”) né la cicogna (“il sole gira intorno alla Terra”). Il concetto di regolare il nostro agire tramite la paura, il peccato e il relativo contrappasso non è una cosa per “grandi”, è una modalità che si usa con i bambini, infatti il Natale è per i bambini, facciamoglielo passare in serenità. Buone feste a tutti.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliato: “La vita è meravigliosa” (F.Capra), immancabile a Natale. Sembrerà sciocco ma ogni volta a me spunta la lacrimuccia.

http://www.youtube.com/watch?v=1S9gKT1swCw&feature=related

Numero 10                                                                                                           Mercoledì 15 Dicembre  2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

IL NARCISISMO COME ASSENZA DI CONTATTO, OSSIA COME RAPPORTO CON LA PROPRIA O

L’ALTRUI IMMAGINE

Carissimi lettori e lettrici,

dopo aver trattato i cinque caratteri passiamo ora in rassegna un argomento che è trasversale ad ogni singolo carattere, in analisi bioenergetica: il narcisismo.

Il narcisismo, è più un “tratto caratteriale”, che una vera e propria struttura. Si definisce “trasversale” nel senso che può appartenere ad ogni tipo di struttura psico-corporea.

Siamo abituati a parlare di persona narcisista, quando vogliamo indicare un individuo egocentrico (donna o uomo che sia), che si vanta e si nutre delle proprie qualità estetiche e capacità. Ebbene, non si tratta solo di questo. Va detto che il narcisismo nasce dal mancato riconoscimento delle qualità e delle emozioni della persona, e ciò la porta a non sapersi più riconoscere e ad identificarsi solamente con quegli aspetti che le persone esterne apprezzano. Quello del narcisista non è un “vanto programmato”, ma è un profondo bisogno di rafforzare gli unici aspetti su cui si basa la sua personalità. Immaginate di vivere poggiando la vostra sicurezza solo su ciò che gli altri possono vedere ed apprezzare. Immaginate di non conoscere altra di voi, se non la vostra facciata esterna. Immaginate di non avere la possibilità di sentire le vostre emozioni né di capire chi siete veramente. Immaginate, poi, di vivere un momento di crisi e di non avere null’altro cui aggrapparvi, se non la vostra immagine. Immaginate, non ultimo, di vivere le relazioni senza emozioni. Vi sentirete soli, persi, in un continuo rischio di non “ritrovarvi” più se solo qualcuno non vi dice come siete e non vi dice che siete i migliori. Ecco: il narcisismo, a grandi linee, è questa condizione disperata, in cui non è concesso di riconoscersi e di aggrapparsi a sé stessi. Perchè questo SE’ non è mai esistito. Non avere nulla a cui tornare, perchè tornare a sé vorrebbe dire liberare una profonda vergogna.

Essere consapevoli di sé stessi o avere un’immagine di sé non è certo indice di narcisismo, ma lo diventa se l’immagine si riveste di una qualità grandiosa: un’immagine dovrebbe essere considerata grandiosa solo in rapporto al sé reale; un’immagine è reale quando è connessa al sentimento ed alla sensazione. Quando questa connessione tra immagine di sé ed emozione è interrotta, l’immagine diventa astratta. Troppa enfasi sulla propria immagine rende ciechi alla realtà della vita del corpo. Il narcisista, dissociando l’Io dal corpo, divide in due parti la personalità:  l’Io pensante, con cui l’individuo si identifica; ed il sé corporeo, passivo, osservato ed allontanato. In tal modo il corpo diventa un oggetto da studiare e da controllare con l’unico scopo di renderlo all’altezza del proprio ideale. Al narcisista manca l’accettazione del proprio sé e, in conseguenza di ciò, non ha neanche un rapporto indiretto con esso. Ne è separato. Nel bambino che sviluppa un forte tratto narcisista, l’espressione del suo sé è sempre accompagnata da una sensazione di inadeguatezza, come se qualcosa mancasse o fosse sempre di troppo. A questo punto, l’immagine grandiosa viene costruita ed incarnata per sostituire un sé inaccettabile.

La ferita narcisistica si costituisce essenzialmente quando l’ambiente esige che l’individuo sia profondamente diverso da ciò che è.

Se l’immagine rappresenta la forza dominante della personalità narcisista, l’individuo farà di tutto per sopprimere qualsiasi sentimento che la possa contraddire. Per Lowen, un’immagine può predominare su un’intera personalità solo in assenza di sentimenti forti, che il narcisista elimina negandoli.

Ci sarebbe da dire molto altro ancora. Ma era mia intenzione fornire uno spunto per riflettere sul perchè la società continui a fornire ed a proporre un modello così pericolosamente doloroso, come quello narcisista. Accendiamo la tv, andiamo in giro a fare due passi. Osserviamo. Ed osserviamoci, anche. E riflettiamo sempre, sul confine che c’è tra il prenderci cura di noi e del nostro corpo per puro piacere, o se, dietro questo, nascondiamo una profonda vergogna e quindi non accettazione di noi. E coccoliamo anche un po’ le parti di noi che si vergognano ad uscire fuori. Ricononsciamole, almeno. E se vorremo, potremo anche proteggerle.

Vi mando un carissimo saluto

Dott.ssa Emanuela Fasano

Numero sessantasei                                                                                         Lunedì 13 dicembre 2010

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

SOLO UNA BATTUTA

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

… che contrariamente a quanto si dice (e succede) sempre, i politici italiani in questo momento stanno facendo enormi sforzi per arginare la piaga della disoccupazione: la loro! E’ poco ma è già un buon inizio, magari poi si occuperanno anche di quella degli altri, comunque in vista della possibile crisi di governo di domani, molti deputati che erano “contro”, in nome del bene del Paese sono addirittura arrivati all’estremo sacrificio di accettare denaro (dai 350.000 ai 500.000 euro), consulenze o poltrone per diventare “pro” e non far cadere questa maggioranza.

A parte che il concetto di mantenere in piedi lo status attuale è un po’ come una donna che picchiata tutti i giorni dal marito ubriaco, puttaniere e che mette a palla Gigi D’Alessio non lo molla per paura della solitudine, c’è da sottolineare un altro aspetto di questo momento denominato impropriamente “mercato delle vacche” poiché il nome giusto sarebbe “dei porci”. In molte interviste alla domanda se avesse avuto offerte di corruzione qualche politico ha risposto ironicamente “magari!” ed è ahimè quel tipo di battuta che fanno o farebbero anche moltissimi comuni cittadini.

Infatti, cari posteri, il punto è proprio questo e cioè che nel nostro Paese talmente tutto è diventato merce che il povero Satana, che con la compravendita di anime ci campava alla grande, adesso arriva a fine mese giusto facendo saltuariamente  qualche plastico per Vespa e il postino dalla De Filippi. L’assicella della moralità s’è abbassata a tal punto che rispondere “magari” all’eventualità di arrivare all’obiettivo rapidamente ma in maniera poco pulita o stare al posto di un potente con cui Al Capone si vergognerebbe a farsi vedere in giro, non è più così tanto una battuta o un paradosso.

Il sito WikiLeaks (leak: falla, fessura) ha fatto degli scoop di portata tale (Berlusconi incapace, la Merkel poco creativa, Gheddafi si fa il botox) che fanno sospettare che dietro il capo dell’organizzazione Julian Assange ci sia Alfonso Signorini ma ciò non toglie che anche se avessero detto che il Papa è iscritto a Scientology perché ha una tresca con la moglie di Tom Cruise (meglio ancora proprio con Tom Cruise!) in Italia non sarebbe cambiato nulla. Chi è “contro” davvero, chi un senso della misura ancora ce l’ha, chi ancora si indigna, si sarebbe indignato ancora di più; coloro che sono contro “quelli che sono contro” sarebbero rimasti della stessa opinione ed infine tutti i furbi che in piccolo si comportano male, avrebbero continuato a pensare che facendo come fanno sono “normali” o nel giusto.

E allora, cari posteri, questo è il vero problema dell’Italia ovvero che finché ci sarà un genitore che farà una “battuta” del genere davanti al proprio figlio (con le varianti: “beato lui”, “quello si che è un dritto” o “tanto lo fanno tutti e che sono il più scemo io?”), allora Berlusconi potrà anche finire ma non finirà il berlusconismo col quale purtroppo dovremo fare i conti ancora per parecchio tempo.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliato: “trasformismo miracoloso” (secondo solo a Mastella!)

 

Numero 9                                                                                                             Mercoledì 8 Dicembre  2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

AMARE ED ESSERE AMATI

Carissimi lettori e lettrici,

parleremo questa settimana del quinto ed “ultimo” diritto, che si inscrive nel carattere rigido: quello di amare ed essere amati.

E’ stato un lungo percorso, di ben cinque settimane, quello dedicato a questi importanti quanto delicati argomenti. Il mio intento, è stato quello di rispondere tanto ad un esigenza di voi lettori quanto ad un mio bisogno di esporre delicatamente ma al contempo approfonditamente degli argomenti importanti come quelli riguardanti i diritti fondamentali della dimensione psicoco-roporea dell’uomo.

Ora, il diritto ad amare s’intende come diritto “evoluto”, che si instaura lì dove le energie ed i bisogni di cui abbiamo parlato precedentemente siano stati, nell’ordine, alimentati ed appagati.

In che senso, però, il diritto ad amare è un diritto “evoluto”? L’amore è un sentimento che ha bisogno di fluire liberamente nel corpo, nel cuore, nel bacino ed in tutti i nostri organi e arti. E’ un’energia che richiede dei canali che possano metterci in contatto con essa, e che ci permettano di trasmettere il nostro sentimento all’altra persona. E di riceverlo, anche. Infatti, quando parliamo di questo diritto, dobbiamo sapere che esso riguarda sia l’amare che l’essere amati.

In questo scambio, in questo sentirsi e sentire pienamente il sentimento d’amore, sesso e cuore non possono essere scissi, separati. Solo un dolore, un tradimento possono scindere questi due “organi” deputati a contenere quell’unica energia: piacere ed unione con sé stessi e con l’altro.

Il tradimento primario che molto spesso viene sperimentato, risiede nel nostro primo amore che è quello verso il genitore del sesso opposto. Il bambino, ama il genitore del sesso opposto non incestuosamente, ma liberamente e con tutta l’energia del suo cuore e del suo corpo. La paura dell’incesto, molto spesso fantasticata e culturale, è del genitore che a sua volta può percepire il contatto fisico col bambino come “troppo forte” o spaventoso. Ed allora può inibirsi e rifiutarlo. Siamo nella fase del complesso di Edipo. Quando le bambine sfilano vanitose davanti al papà e sono gelose della presenza di mamma. Quando il bambino vuole farsi vedere “ometto” davanti a mamma e sfida la forza maschile del papà. In questo triangolo, possono attivarsi gelosie e rivalità genitoriali (ovviamente inconscie) che possono facilemente arrivare al bambino  come un giudizio, un rifiuto o un sentirsi “sporco”. Quello che voglio dire è che il triangolo edipico, oltre ad essere un ricchissimo contenitore di energia di amore e relazione, può facilmente divenire un gioco in cui ognuno prende alternativamente le parti di coniuge amato, coniuge tradito, figlio separatore. Stiamo andando ora in un argomento a dir poco delicato, ma ciò che mi interessava accennare è che nel carattere rigido la persona è stata ben nutrita, sostenuta e rispettata (a differenza degli altri caratteri), ma poi nel momento di apertura all’amore, per qualche motivo è stata rifiutata. E quindi ha dovuto ritirare il suo amore, che non è stato accettato. Avremo dunque un carattere forte, determinato, con una buona energia ed un buon contatto con la realtà, ma che non riesce a lasciarsi andare all’amore “morbido”, che scalda.

Il suo cuore è stato tradito, e dunque la sua vendetta inconscia è quella di sedurre, affascinare, farsi avvicinare ma mai lasciando che qualcuno raggiunga il suo cuore.

Ovviamente in questa sede si parla in maniera generale di una ferita che probabilemtne riguarda molti di noi in maniera peculiare e diversa. Ma è importante comprendere che una storia simile, può essere reiterata per una vita intera: non riuscire ad instaurare una relazione profonda non perchè non lo si “vuole”, ma perchè ogni volta, per qualche misterioso motivo o per una tipologia di partners che tendiamo a sceglierci, non è possibile farlo.

Ho voluto fornire, parlando dei cinque caratteri, uno spunto di riflessione. Perchè forse, in fondo in fondo e per taluni impercettibili punti, ognuno di loro ci appartiene un po’. O forse no?

Vi abbraccio e saluto

Dott.ssa Emanuela Fasano