Il diritto ad essere liberi: amare essendo se stessi

Pubblicato: 1 dicembre 2010 in "MA LA MENTE MENTE?" della Dottoressa Emanuela Fasano

Numero 8                                                                                                             Mercoledì 1° Dicembre  2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

IL DIRITTO AD ESSERE LIBERI: AMARE ESSENDO SE’ STESSI

Carissimi lettori e lettrici,

siamo giunti, questa settimana a trattare del quarto diritto: quello di essere liberi ed autonomi.

Parlare di libertà non vuol dire affatto, in questo caso, trattare un’argomentazione generica. Si tratta piuttosto di affrontare l’importanza dello spazio personale che ognuno di noi ha diritto ad esplorare, sperimentare e proteggere dalle intrusioni e dalle interferenze esterne! Libertà ed autonomia, in questo senso, nascono proprio dalla possibilità di trovare questo spazio e di sentirsi in diritto a dire di “no” a chiunque voglia ridurlo o comunque modificarlo senza il nostro permesso!

Ma come viene vista, in analisi bioenergetica, la negazione del diritto ad essere liberi ed autonomi?

Anzitutto, la nascita di questo diritto si colloca attorno ai 2-3 anni di vita, quando il bambino inizia a poter dire i suoi “no” e la parola “io” per esprimere la sua stessa autoaffermazione. E’ un esperienza nascente, che si svolge in un momento in cui il bambino ha bisogno di “separarsi” dalle figure genitoriali, per poter sperimentare il suo libero movimento nell’ambiente circostante e le sue proprie sensazioni, nell’esplorazione dello stesso. In questo senso, autonomia e bisogno di sostegno (e di accettazione, appunto) sono le due basi sulle quali si svolge questo momento evolutivo. Quando il piccolo sente il bisogno di sperimentarsi e di affermarsi, possono accadere due cose: può esserci una risposta genitoriale accettante, in cui il “no” del bambino viene accolto perchè non percpito come pericoloso, ed una risposta invece apparentemente accogliente in cui accade però che il “no” e l’ “io” del piccolo vengono percepiti come una risposta abbandonica da mamma e papà (ovviamente parliamo di risposte accoglienti e non ad un livello emotivo profondo che, altrettanto profondamente, viene trasmesso al bimbo).

Immaginate ora la differenza tra le due situazioni sopra descritte e cercate di sentire le sensazioni e le emozioni che ne possono scaturire.

Accogliere i “primi distacchi” del bambino, trasmettendogli al contempo un dolore abbandonico genererà in lui la rinuncia alla sua autonomia ed egli imparerà a rinunciare a sé stesso pur di non perdere l’amore di cui ha bisogno. Molto spesso, il genitore del carattere masochista (così si chiama in bioenergetica), ha un atteggiamento che sovrappone ad amore ed accoglienza, intrusività ed oppressione: “se vuoi bene a mamma, devi mangiare tutto!”, “Perchè mi fai questo, perchè mi dici di no dopo tutto quello che faccio per te! Ma alllora non mi vuoi bene!”. Rispetto a questo tipo di messaggi, il bambino imparerà che amare significa non essere liberi di scegliere, ma accondiscendere per non fare male agli altri.

A quanti di noi pesa molto il dover dire di no ad altre persone!

Il meccanismo che ci porta a sentire che la piena affermazione della nostra libertà e delle nostre libere scelte farà male a qualcun altro, viene da lontano. Viene da quella convinzione profonda che amore ed autonomia personale non possano coesistere, né “dialogare” tra loro. O rinuncio a me per poter essere amato, oppure sono me stesso perdendo l’amore di chi ho intorno.

Le esperienze precoci ed i messaggi non-verbali che “assorbiamo” e a cui ci adattiamo quando siamo piccoli, sono molto forti e sviluppano in noi convinzioni che difficilmente consideriamo non vere e che, soprattutto, entrano a far parte del nostro modo di essere facendoci sentire emozioni che non possiamo considerare come non vere. Infatti, non è che non siano “vere” (le sentiamo!), ma forse alcune di esse, soprattutto quelle che impediscono il nosto libero movimento nella vita da adulti, sono ancorate ad una storia che è possibile ri-scrivere, per poter sperimentare che, come nel caso di questo diritto negato, la nostra libertà e la nostra piena identità autonoma e separata possono essere messe in gioco senza per questo ferire nessuno!

L’espressione libera del proprio essere, ribadisco come in altri articoli, è sinonimo di chiarezza e di confine personale ben delineato e ciò arriva all’esterno più come rassicurante che come “cattivo”.

Dedicarsi all’altro, non significa sacrificarsi per l’altro. E questo, per ognuno di noi, può avere sicuramente un senso. Diamoci sempre il tempo di sentire cosa stiamo facendo e come lo stiamo facendo, prima di farlo. E chiediamoci sempre se ci stiamo rispettando, in questo “fare”.

Buon inizio dicembre a Tutti

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

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