Amare ed essere amati

Pubblicato: 8 dicembre 2010 in "MA LA MENTE MENTE?" della Dottoressa Emanuela Fasano
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Numero 9                                                                                                             Mercoledì 8 Dicembre  2010

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

AMARE ED ESSERE AMATI

Carissimi lettori e lettrici,

parleremo questa settimana del quinto ed “ultimo” diritto, che si inscrive nel carattere rigido: quello di amare ed essere amati.

E’ stato un lungo percorso, di ben cinque settimane, quello dedicato a questi importanti quanto delicati argomenti. Il mio intento, è stato quello di rispondere tanto ad un esigenza di voi lettori quanto ad un mio bisogno di esporre delicatamente ma al contempo approfonditamente degli argomenti importanti come quelli riguardanti i diritti fondamentali della dimensione psicoco-roporea dell’uomo.

Ora, il diritto ad amare s’intende come diritto “evoluto”, che si instaura lì dove le energie ed i bisogni di cui abbiamo parlato precedentemente siano stati, nell’ordine, alimentati ed appagati.

In che senso, però, il diritto ad amare è un diritto “evoluto”? L’amore è un sentimento che ha bisogno di fluire liberamente nel corpo, nel cuore, nel bacino ed in tutti i nostri organi e arti. E’ un’energia che richiede dei canali che possano metterci in contatto con essa, e che ci permettano di trasmettere il nostro sentimento all’altra persona. E di riceverlo, anche. Infatti, quando parliamo di questo diritto, dobbiamo sapere che esso riguarda sia l’amare che l’essere amati.

In questo scambio, in questo sentirsi e sentire pienamente il sentimento d’amore, sesso e cuore non possono essere scissi, separati. Solo un dolore, un tradimento possono scindere questi due “organi” deputati a contenere quell’unica energia: piacere ed unione con sé stessi e con l’altro.

Il tradimento primario che molto spesso viene sperimentato, risiede nel nostro primo amore che è quello verso il genitore del sesso opposto. Il bambino, ama il genitore del sesso opposto non incestuosamente, ma liberamente e con tutta l’energia del suo cuore e del suo corpo. La paura dell’incesto, molto spesso fantasticata e culturale, è del genitore che a sua volta può percepire il contatto fisico col bambino come “troppo forte” o spaventoso. Ed allora può inibirsi e rifiutarlo. Siamo nella fase del complesso di Edipo. Quando le bambine sfilano vanitose davanti al papà e sono gelose della presenza di mamma. Quando il bambino vuole farsi vedere “ometto” davanti a mamma e sfida la forza maschile del papà. In questo triangolo, possono attivarsi gelosie e rivalità genitoriali (ovviamente inconscie) che possono facilemente arrivare al bambino  come un giudizio, un rifiuto o un sentirsi “sporco”. Quello che voglio dire è che il triangolo edipico, oltre ad essere un ricchissimo contenitore di energia di amore e relazione, può facilmente divenire un gioco in cui ognuno prende alternativamente le parti di coniuge amato, coniuge tradito, figlio separatore. Stiamo andando ora in un argomento a dir poco delicato, ma ciò che mi interessava accennare è che nel carattere rigido la persona è stata ben nutrita, sostenuta e rispettata (a differenza degli altri caratteri), ma poi nel momento di apertura all’amore, per qualche motivo è stata rifiutata. E quindi ha dovuto ritirare il suo amore, che non è stato accettato. Avremo dunque un carattere forte, determinato, con una buona energia ed un buon contatto con la realtà, ma che non riesce a lasciarsi andare all’amore “morbido”, che scalda.

Il suo cuore è stato tradito, e dunque la sua vendetta inconscia è quella di sedurre, affascinare, farsi avvicinare ma mai lasciando che qualcuno raggiunga il suo cuore.

Ovviamente in questa sede si parla in maniera generale di una ferita che probabilemtne riguarda molti di noi in maniera peculiare e diversa. Ma è importante comprendere che una storia simile, può essere reiterata per una vita intera: non riuscire ad instaurare una relazione profonda non perchè non lo si “vuole”, ma perchè ogni volta, per qualche misterioso motivo o per una tipologia di partners che tendiamo a sceglierci, non è possibile farlo.

Ho voluto fornire, parlando dei cinque caratteri, uno spunto di riflessione. Perchè forse, in fondo in fondo e per taluni impercettibili punti, ognuno di loro ci appartiene un po’. O forse no?

Vi abbraccio e saluto

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

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