Archivio per gennaio, 2011

Numero settantatre                                                                                       Lunedì 31 gennaio 2011

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

Il canone rai

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

… che oggi, 31 gennaio, scade il termine per il pagamento del canone RAI. Probabilmente sia l’affermazione che la tassa in sé, per voi della vostra epoca non avranno alcun senso e ciò ci rende più vicini in quanto anche per noi del nostro tempo, in cui il balzello è ancora attivo, esso risulta assurdo e fuori da ogni comprensione.

Con i soldi di questa tassa obbligatoria, che l’utente deve pagare in quanto possessore di un apparecchio TV, la RAI produce alcune delle trasmissioni più volgari e turpi mai concepite da mente umana come la “Vita in diretta” e l’ “Isola dei famosi” che è un po’ come rompere il salvadanaio del proprio figliolo bisognoso di medicine ed usare i soldi per comprare droga tagliata male da barattare con una prestazione sessuale in un portone con una prostituta chiamata “Colosseo” sia per l’età sia per i visitatori avuti!

Ma a parte ciò, cari posteri, il canone diventa realmente immorale quando, a causa dello stato di salute della RAI, esso si può configurare senza dubbio come “accanimento terapeutico” poiché, com’è ignoto solo a chi la dirige, da alcuni anni la TV di Stato versa in condizioni tali che anche i vermi della sua carcassa hanno i vermi!

La cosiddetta “TV generalista” è morta da tempo e grazie al satellite, al Digitale Terrestre (benché sia una truffa) e ad Internet i fruitori creano il palinsesto che meglio credono ovvero chi ha figli ha il televisore inchiodato sui canali dei cartoni e ai genitori è consentito vedere un TG o uno spezzone di film alle tre di notte come i carbonari! Quindi classificare il pubblico come “di RAI 1” o “di Canale 5”, oltre che un errore strategico è un errore di valutazione e di mancanza di rispetto.

La gente cambia, ed ognuno è figlio della propria generazione e spesso i cosiddetti “valori” dei padri si rivelano solo comode convenzioni il più delle volte imposte da una moralità di facciata. In Tunisia, in Egitto e in altri paesi del Mediterraneo la gente si sta ribellando a regimi trentennali che ai padri e ai nonni andavano più o meno bene. Da noi, cari posteri, forse non succederà perché siamo un po’ più accomodanti e perché la Chiesa Cattolica ce l’abbiamo avuta proprio dentro casa ma nulla è per sempre quindi presto o tardi pure questo triste periodo politico si concluderà anche se lo sapremo in ritardo perché, tra le altre porcherie, il canone serve anche per pagare il finto TG di Minzolini!

 

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliati: Renato Zero in “Viva la RAI”, sigla di un’edizione di Fantastico, RAI 1. Ascoltare bene il testo: o all’epoca i dirigenti RAI erano più avanti, autoironici e sicuri del loro potere… oppure non se ne sono accorti!

 

Succede solo al Makkekomiko

(di Mago Mancini)

Osservare mi è sempre piaciuto, e mi ha sempre fatto compagnia, perchè osservo ogni cosa, ogni persona, ogni situazione. Nel mio mestiere osservare è importante, serve a tante cose, ma essendo di mestiere un mago non posso svelarvi a cosa mi serve. A volte però non ce ne accorgiamo ma prendiamo delle strane abitudini. Ad esempio fare la stessa strada ogni mattina per andare in ufficio, prendere il caffè nello stesso bar, oppure ascoltare la stessa radio in macchina anche se c’è troppa pubblicità. Certo se ci pensiamo bene sono abitudini che non nuociono a nessuno, direi abitudini innocenti, ma a volte invece si prendono cattive abitudini, come ad esempio frequentare amicizie sbagliate, fumare troppe sigarette, giocare ai videopoker. Decisamente brutte abitudini!

Quando mi accorgo che una delle mie innocenti abitudini è diventata persistente, mi sforzo per esempio di cambiare strada per andare in teatro, o mi faccio il caffè prima di uscire, oppure anzichè ascoltare la radio, metto un bel cd dei Metallica, e allora si che rimpiango le vecchie abitudini. Se invece una delle mie cattive abitudini diventa persistente… Ah, ma io non ho cattive abitudini!

Faccio questa noiosa premessa sulle mie abitudini perchè ultimamente ho osservato che al Makkekomiko ( www.makkekomiko.it), il laboratorio creativo, che si fa il martedì all’Accento Teatro, dove un cumulo di comici si esibisce da sei anni ininterrottamente portando in scena ogni martedì uno spettacolo diverso, il pubblico ha preso delle curiose abitudini.

Per esempio da qualche tempo alcuni affezionati spettatori, ci portano a far conoscere i loro genitori, come se volessero simpaticamente far vedere alle loro famiglie che il martedì non vanno in un posto di perdizione, ma al contrario vanno a divertirsi insieme a brava gente come loro.

Alcuni spettatori sapendo che c’è sempre un piccolo buffet aperitivo, portano del buon vino da condividere con altri spettatori prima dell’inizio dello spettacolo. Altri invece portano qualcosa da mangiare preparato a casa per la maggior parte delle volte dolci. Insomma come potete notare sane e simpatiche abitudini. Un giorno Romina, una cara e affezionata spettatrice che ci segue credo ormai da tre anni, ci ha gentilmente deliziato con dei suoi biscottini fatti con i corn flakes. Tanto erano deliziosi e tanto sono stati graditi che qualcuno ha insistito che Romina ci regalasse la ricetta. Senza nulla voler togliere alla bravissima Alessandra Buonasorte che cura la nostra rubrica “MAKKE Bon Bon” con appuntamento quindicinale ogni venerdì, Romina ha deciso di rendere pubblica la ricetta. Questo ci diverte e sappiamo che succede solo al Makkekomiko…!

Biscotti con Corn Flakes

Ingredienti:

burro 180gr

zucchero 150gr

uova 2

fecola di patate 50 gr

farina 200gr

vanillina 1 bustina

lievito 1 bustina

pinoli 100gr

uvetta 100gr

corn flakes q.b.

Preparazione:

Mettere in una ciotola tutti gli ingredienti (esclusi i corn flakes), impastare fino ad ottenere una pasta molto appiccicosa.

Riempire una ciotola con dell’acqua servirà per bagnare le mani nella preparazione dei biscotti.

quindi… prendere un’altra ciotola e mettere i corn flakes, bagnarsi le mani e prendere un pò di impasto e fare una pallina di circa 2/3 cm di diametro e versarla nei corn flakes, adagiare poi sulla teglia ricoperta di carta da forno, e così via fino ad esaurimento dell’impasto.

mettere i biscotti ben distanziati l’uno dall’altro perchè durante la cottura tenderanno ad “appiattirsi”.

Cuocere a 180 gradi per 20 minuti.

Quando i biscotti saranno freddi spolverare con zucchero a velo.

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Sbaglio?

Pubblicato: 26 gennaio 2011 in ECCO I COMICI SERI!

SBAGLIO?

(di Marco Passiglia)

Quando 8 milioni di persone hanno visto Enzo Paolo Turchi piangere, perchè gli bruciava il culo per le emorroidi, ho pensato che se metti un gruppo di persone in condizioni estreme, può anche venire fuori qualcosa di cattivo gusto, ma la gente se ne accorge.

Voglio dire, non è che poi tutti pensano che sia giusto parlare del bruciore del proprio culo, all’Italia intera. Saranno pure cazzi tuoi!

Certo poi  si può cercare di capire il motivo per cui 8 milioni di persone guardano un programma così, e la prima cosa che mi viene in mente è che, nel prezioso e variegato elenco dei programmi serali, tra merda ed emorroidi la gente ancora preferisce le emorroidi.

Ma in questi giorni è successa una cosa davvero incredibile. Forse per il caos che pervade le nostre esistenze, forse per colpa della droga televisiva che anche se non te la inietti ce l’hai già nel plasma, milioni di persone (quelle che si incontrano nei bar e nei supermercati, che parlano di calcio e di politica) si interrogano se davvero è poi così inaccettabile che una persona anziana abbia dei rapporti con persone molto più giovani di lui. Cazzo, io dico no! Non è inaccettabile, è una speranza per tutti!

Ma anche fare solo delle cenette tranquille insieme ad una mandria di fiche, credo sia meraviglioso, a qualsiasi età!

Infatti il punto non è questo. Peccato. Il problema è che il capo di un governo, di un qualsiasi Stato o qualsiasi alto grado istituzionale, se organizza delle cenette con ragazze più o meno esperte nell’arte della gratitudine, non le organizza certo per discutere dei problemi che affliggono il paese. Lo fa per godimento suo e dei suoi fedeli.

E quelle ragazze di una cinquantina d’anni più giovani, se vanno li, ci vanno per avere in cambio dei privilegi di vario tipo, anche solo quello di avere contatti con chi ha il potere di farti dei favori in cambio di una seratina sfiziosa. Quindi è una mercificazione.

E la merce di scambio non è certo la loro elevatezza morale o intellettiva, che a quanto pare non interessa a nessuno, ma il corpo. The body!

La domande che vorrei quindi porre alla vostra attenzione, sono estremamente semplici:

1-  Il capo di un governo, dovrebbe essere impegnato a incentivare o disincentivare la prostituzione e la mercificazione della donna?

2 – Il capo di un governo, col suo comportamento, può far credere al paese intero che essere una fica “disinibita” sia un merito che può farti arrivare ovunque, anche a cena a casa del capo del governo di un paese, in cui invece una laureata fatica a trovare un lavoro dignitoso, e se dopo anni disgraziatamente rimane incinta, o perde il figlio o perde il lavoro?

A voi le risposte.

E comunquemente evviva l’Italia. Evviva la fica!

Marco Passiglia

Numero 16                                                                                                          Mercoledì 26 Gennaio  2011

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

IL SENSO PROFONDO DELLA CREATIVITA’

Carissimi lettori e lettrici,

oggi ho deciso di parlare della creatività.

Un argomento consono all’interno di un blog come quello del Makkekomiko, ma che più in generale riguarda tutti ma proprio tutti, nessuno escluso!

Cominciamo a dire che la creatività è un processo e che essa emerge attraverso la possibilità di esprimere un’idea, un’immagine interiore o anche solo una caratteristica interna della persona stessa. Andando ancor più nello specifico, l’atto creativo è l’espressione di una persona che da’ forma e vita ad un qualcosa che si genera al suo interno.. in questo senso anche il suono della voce, quando esso è in sintonia con lo stato energetico ed emotivo della persona, è un atto creativo. Tutto ciò che generiamo ed esprimiamo, in connessione con le nostre risorse e capacità, è una nostra creazione. Tutto quello che ci appartiene e a cui diamo una forma reale e condivisibile con altre persone, è uno stimolo sensoriale significativo che noi abbiamo generato e disposto in quello specifico modo, contesto etc…

Non a caso, il parto viene considerato come l’atto creativo per eccellenza. E non si tratta certo di retorica.. l’affinità con tutto ciò che sin’ora si è detto, è proprio nel definire l’atto di generare come un movimento che dall’interno sfocia verso l’esterno, dando vita ad una forza interiore che ora diviene visibile, unità e collettività al contempo. Inoltre, l’esempio del parto racchiude in sé tutto l’aspetto istintuale (inteso come primordiale), dell’atto espressivo-generativo-creativo: la spinta. Torno a ripetere che la creatività è quotidiana ed è ciò che siamo in grado di rappresentare di noi stessi! Essa è meravigliosamente impressa in tutto il nostro modo di essere e si libera ogni qualvolta non ci conformiamo “troppo” alle aspettative altrui, ogni qualvolta ci relazioniamo profondamente (anima e corpo) con noi stessi e con gli altri.

La crisi dell’atto creativo sopraggiunge quando v’è carenza di simboli. Oggi, ne siamo particolarmente privi. Il simbolo ha la funzione di connettere l’uomo alla sua individualità-universalità. Esso rappresenta la connessione tra eventi (interni ed esterni), la connessione tra passato e presente e coinvolge il pensiero nella sua capacità di comprendere e connettersi con gli eventi. Ora, i simboli sono molto altro ancora ma una parte della loro funzione è quella di permetterci di rappresentare (sentimenti, intuizioni, emozioni e passioni) e di riconoscerci in quella stessa rappresentazione, sia individualmente che collettivamente.

Dunque, dobbiamo riappropriarci dei nostri simboli, per poter tornare ad esprimerci creativamente. Come? Iniziando a leggere la realtà non solo in termini di causa-effetto, ma anche in termini di significato. Gli avvenimenti, intrapsichici, corporei ed esterni, hanno i loro significati. E sono connessi tra loro, oltretutto.

C. G. Jung parlava di “sincronicità”, proprio a voler sottolineare la possibilità di comprendere la realtà nelle relazioni di significato tra gli eventi. Perchè ignorare questa affascinante prospettiva? Esiste il caso, così come esistono forze (nostre, della natura, altrui) che agiscono per generare degli eventi. Non siamo isolati, ma siamo immersi in una realtà (sociale, universale), ben più complessa e che agisce e risponde così come noi agiamo e rispondiamo.

La creatività è dunque strettamente connessa al simbolo ed alla nostra capacità di riconoscerci in esso e di rappresentarlo. E’ una questione di appartenenza. Appartenenza al movimento perenne che è la vita. Connessione. Connessione come contatto con la nostra forza vitale. E’ espressione. Espressione di noi e della nostra unicità in un linguaggio comune: comunicazione e relazione.

La creatività non è mai fine a sé stessa. Essa esprime la spinta che tutti abbiamo a comunicare il nostro mondo, per renderlo vivo e visibile. Per farlo raggiungere e toccare da altri.

Ecco perchè, la creatività è insita in ogni azione in cui mettiamo noi stessi.

Il mio caro saluto per voi

dott.ssa Emanuela Fasano

 

Numero settantadue                                                                                       Lunedì 24 gennaio 2011

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

La III repubblica

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

…che Silvio Berlusconi tanto dice e soprattutto tanto combina che alla fine, talvolta, qualche nota sul pover’uomo tocca per forza darvela. E sia, concediamogli un attimo di quella considerazione di cui è bulimico.

Anzitutto va detto che nei suoi sempre più frequenti videomessaggi appare ogni volta talmente tirato e diverso che per i suoi legali fargli delle leggi ad personam somiglianti è diventato non più un piacere ma una sfacchinata!

Poi, e cosa più importante, dovete sapere cari posteri che attualmente il Presidente del Consiglio italiano è per l’ennesima volta sotto assedio della magistratura politicizzata che si ostina, laddove ravvisi l’ipotesi di un reato, a mettere mano al codice penale. Finanche contro colui che è stato “eletto dal popolo”, il che, come è noto, rende l’eletto in questione impunibile ed impunito da qualsiasi scorrettezza, sgarberia, reato o qualsivoglia contravvenzione egli desideri: dal toccare la palla con le mani giocando a calcio a, per assurdo, fare sesso a pagamento con una minorenne. Cioè, no, questo non per assurdo ma per davvero, infatti è proprio su di ciò che ruota l’ultima indagine avviata nei confronti del “pene col premier intorno” (strenua la difesa di Monsignor Fisichella che anche qui, come fece per la bestemmia ha provato a dire: “Bisogna contestualizzare” ma pare che stavolta per Silvio Berlusconi si metta male).

Ora il punto è, cari posteri, se la Prima Repubblica è finita perché quasi l’intera classe politica era corrotta ed arraffona, e se la Seconda finirà per una squallida storia di mignotte, mi chiedo: visto che gli italiani hanno dimostrato in 50 anni di non essere in grado di mettere al comando, non dico gente degna ma almeno gente “normale”, come si chiuderà la Terza Repubblica? Facciamo alcune ipotesi:

A) per reazione all’immoralità dilagante vanno al governo dei superbigotti integralisti.

Fine III Repubblica: annessione al Vaticano e ritorno del Papa Re. Dio si dissocia.

B) Finalmente vanno al governo i comunisti, quelli veri. Che infatti vengono dalla Cina.

Fine III Repubblica: Il morbo del condono e l’italianite annienta Pechino e tutta l’Asia!

C) Va al governo la Lega. Duri e puri. Via dal Paese: negri, arabi, terroni e culattoni.

Fine III Repubblica: segati via dall’Europa: nessuno sa interpretare i suoni gutturali.

D) Arriva il Messia. Legalità, Onestà, Trasparenza e Moralità al potere.

Fine III Repubblica: gli Italiani lo riconoscono come il Giusto che tanto hanno atteso, il Vero Salvatore, l’Autentica Soluzione ma a prezzo dell’impegno di tutti. E lo crocifiggono.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliati: Da “L’armata Brancaleone” ecco un condottiero degno di noi!

 

Numero 02                                                                                                           Venerdì 21 Gennaio 2011

MAKKE Bon Bon

Rubrica di cucina dedicata alla creazione e realizzazione di dolci, biscotti, crostate, torte, mousse, ma soprattutto alla preparazione di tutto quello che la vostra fantasia riesca ad immaginare… Bon Bon appètit

Ode a te Caprese!

(Alessandra Buonasorte)

Oggi è con una poesia

Che vi voglio dir la mia!

Se di dolce avete voglia

E l’istinto non v’imbroglia

Su mettetevi d’impegno

Per lasciare il vostro segno!

 

Burro e zucchero mischiate insieme

Sbattendo bene con le fruste

Quando poi il momento freme

Aggiungete le uova, quelle giuste!

 

Rit: (da leggere come se fosse un rap!)

Mescolate, frullate

Cantate una canzone,

che mentre voi lo fate

il dolce diventa creazione!

 

In una ciotola pesate

Le mandorle e la fecola

Frettolosi poi non siate,

non è proprio una bazzecola!

 

Aggiungete poi con calma

Il lievito ed il cacao,

orsù ascoltate la vostra alma,

non vi sentite un po’ a Macao?

 

Mescolate, frullate

Cantate una canzone,

che mentre voi lo fate

il dolce diventa emozione!

Adesso c’è da amalgamare

Crema e polveri pesate

Per poter infine creare

L’incantevole dolce in cui sperate!

 

Montate le chiare con lo zucchero,

E’ l’ultimo passo, lo giuro!

Il dolce è pronto per davvero

E sarà un piacere puro!

 

Mescolate, frullate

Cantate una canzone,

che mentre voi lo fate

il dolce diventa creazione!

 

Oh dolce Caprese

Il forno ti reclama,

le aspettative non saranno disattese

più di qualcuno già ti ama!

Sperimentate, assaggiate, gustate e condividete!

Alessandra Buonasorte, per passione Buonetorte

Ricetta della Torta Caprese

****** INGREDIENTI ******

130g burro

100g zucchero

4 uova

130g mandorle

30g fecola di patate

15g cacao in polvere

5g lievito in polvere

****** PREPARAZIONE ******

Montare il burro (ammorbidito a temperatura ambiente e NON a bagnomaria) e 50g di zucchero con le fruste elettriche. A parte pesare le mandorle, la fecola, il cacao ed il lievito. Unire i due impasti con le fruste elettriche. Montare le chiare a neve con i restanti 50g di zucchero. Mescolare le chiare montate all’impasto principale. Cuocere in forno a 180° per 20’ circa.

****** DECORAZIONE ******

Il modo migliore per decorare questo buonissimo dolce è ricoprendolo di zucchero a velo, che, inoltre, dona al dolce un sapore più delicato e saporito, dando la sensazione della scioglievolezza! Potete divertirvi a ritagliare le forme che preferite, su carta o cartoncino (che potete rivestire con della carta alluminio), poggiarle sopra il dolce e cospargere di zucchero a velo. Altrimenti, per un’occasione speciale, o solo per vezzo, potete scrivere sulla torta con il cioccolato sciolto!

****** ABBINAMENTO VINO ******

Per questo dolce consiglio un Moscato di Terracina Passito, che bene si sposa con il gusto deciso del cioccolato.

Bon Bon appètit

Numero 15                                                                                                           Mercoledì 19 Gennaio  2011

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

LA DEPRESSIONE

Carissimi lettori e lettrici,

questa settimana ho deciso di riflettere su un disagio estremamente diffuso e multiforme: la depressione.

Se ne parla spesso..ci si riflette spesso..la si soffre..ma sarebbe anche utile confrontarcisi! In che senso? Nel senso di iniziare a leggerla come un segnale (che “qualcosa” non va..), piuttosto che come uno stato immutabile di fronte al quale ci sente impotenti!

Anzitutto, va detto che la depressione può esprimersi e svilupparsi a vari livelli di “gravità” e di stabilità, cioè essa può essere uno stato più o meno passeggero (dovuto a fasi di sviluppo, a lutti, separazioni, alla perdita di un lavoro etc…) oppure può diventare cronica ed associarsi ad altri disturbi psichici (ma è questo il caso di cui non tratterò nel presente articolo). Tra questi due livelli, vi è una gamma di modi  molto ampia in cui la depressione può manifestarsi.

Si definisce depressione quello stato in cui il corpo e la mente non sono più in grado di ricevere gli stimoli necessari a provare emozioni e sensazioni vitali. Nello stato depressivo, infatti, avvengono delle modificazioni fisiologiche ben precise, di cui una delle pricipali è l’abbassamento del livello di serotonina (nota come “l’ormone del buonumore”). Ora, non starò qui ad elencare i mutamenti fisiologici che avvengono nello stato depressivo, ma mi interessa comunque accennare all’importanza del corpo e delle sue reazioni anche in questo tipo di vissuto.

La depressione è uno stato in cui ci si sente tristi, maliconici, arresi. Il corpo è praticamente fermo, le espressioni del viso limitate ed esprimono immobilità, tristezza, assenza o richiesta di aiuto. Nella depressione il respiro di una persona è flebile, quasi impercettibile, come se lo spazio per un respiro pieno (di vita, di sé) fosse ridotto. Alle volte, non si riesce a nemmeno a trovare la forza per alzarsi dal letto, sollevare le serrande ed iniziare la giornata! Altri sintomi possono essere ben più gravi (idee suicidarie), altri più impercettibili, ma tutti riguardano l’impossibilità di sentire il movimento e la vitalità del corpo e della mente!

A tutti noi sarà capitato di provare queste sensazioni, magari nell’adolescenza o forse in periodi più o meno lunghi della nostra vita. Ma, come ne siamo usciti? Quale risorsa interna abbiamo utilizzato (anche inconsciamente) per tornare alla vita piena? Rilfettiamoci un attimo e cerchiamo di esplorare le spinte interiori (nostre, personali) che ci mantengono in vita “nonostante tutto”..facciamole nostre, riconosciamole, perchè quelle sono le nostre inesauribili risorse.

Nella vita proviamo dolore, gioia, pienezza, rabbia, frustrazione e quant’altro. Nella depressione tutto questo non lo si prova, ed è proprio questo il problema! Se sento poco o nulla, non trovo nessun motivo per alzarmi dal letto. Ma va anche detto che quando non si sente nulla, si è come anestetizzati ed al riparo da qualunque sensazione piacevole ma anche spiacevole..

Nella depressione è presente una forte sensazione di perdita, come di lutto. Una sensazione di perdita di sé. Essa può essere collegata alla perdita reale di una persona amata (o di una situazione importante, come perdere una casa od un lavoro), a cui era legata una parte del sé che sembra se ne vada assieme alla persona perduta. E questa perdita viene vissuta come incolmabile ed irrimediabile. Ed allora il presente diventa privo di senso, inutile e non merita di essere vissuto. Quando questi pensieri e questa sensazione di vuoto entrano nel nostro stomaco e nella nostre teste, gradualmente ma con grande determinazione dobbiamo riprenderci quella parte di noi che sentiamo perduta per sempre! In che modo? Sperimentandola in nuove “cose”, anche semplicemente cercandola (perchè c’è ed è nostra), poichè quello ci induce già ad un movimento verso noi stessi, che va a riempire quel vuoto che sentiamo. Quando l’immobilità è uno stato insormontabile, bisogna opporvi il movimento, anche piccolo e graduale. Quando le sensazioni sono ridotte e le emozioni  assenti, cominciamo a respirare profondamente: in tal modo ci daremo un importante messaggio e cioè che in noi c’è spazio per la vita e per la pienezza.

Non sempre la nostra vitalità è presente ed al nostro servizio. A volte dobbiamo alimentarla ed auitarla ad uscire. A volte la sentiamo di più, altre molto meno. Cerchiamo però, dentro di noi, le piccole grandi strategie che ci permettono di proteggerla e di ritrovarla.

Il mio più caro saluto

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

Numero settantuno                                                                                         Lunedì 17 gennaio 2011

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

FIAT VOLUNTAS TUA

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

…ma si può ignorare Silvio Berlusconi il quale, poverino, a quanto sembra dalle testimonianze sull’ennesima inchiesta in corso, pagherebbe delle prostitute per sentirlo cantare e per ridere alle sue barzellette? Sì, si può eccome! Anzi si deve perché anzitutto a parlare dell’argomento mi si stringe il cuore pensando che il povero Bondi la stessa cosa la farebbe gratis e invece ai festini ad Arcore non è neanche invitato; in secundis, più importanti delle squallide prodezze del “presidente operaio” ci sono le vicende degli operai veri, specificatamente quelli della FIAT.

Qualche giorno fa, cari posteri, l’amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne, rimettendosi democraticamente alla volontà dei lavoratori ha posto agli operai la questione della sopravvivenza dello stabilimento Mirafiori in questi termini: “O accettate di lavorare alla catena di montaggio 24 ore al giorno, seduti su un water per evitare la pausa pipì, mangiando grazie ad un funzionale dispenser (ma a scelta via flebo o per chi ha paura dell’ago, tramite clistere) che eroga anche antibiotici e tachipirina per prevenire le malattie (poiché se vi viene la febbre è meglio che sia mortale altrimenti vi arrivano i Nocs a casa), il tutto per un integrazione economica pari al prezzo di un funerale di seconda classe il cui importo per ottimizzare viene versato direttamente sul conto dell’impresa funebre a voi più vicina. Oppure, come alternativa a quanto sopra, io prendo e sposto la fabbrica in Uganda e ci metto a lavorare i sorci di Cenerentola, che mi fanno il doppio del lavoro per un pezzo di formaggio per di più cantando. Decidete voi.”

Hanno vinto i “sì”. La fabbrica resterà in Italia. E per la cronaca, cari posteri, anticipando futuri sviluppi gli operai hanno anche iniziato a prendere lezioni di canto!

I “sì” hanno vinto di pochissimo grazie soprattutto al voto di impiegati e funzionari i quali amando il vintage, che va tanto di moda, hanno pensato che avere regolamenti di lavoro dei primi del Novecento darà alla fabbrica quel tanto di elegante e signorile che fa chic e non impegna.

A questo punto, cari posteri, in attesa che esca il nuovo modello celebrativo dell’evento, cioè la nuova Fiat Cappio (con catene di serie non alle ruote bensì al conducente), viene il dubbio che ad altre aziende possa venire la voglia di adottare lo stesso sistema per cui presto l’industria e l’imprenditoria italiana entreranno nell’era del “O me la dai o scendi”.

Staremo a vedere ma l’importante è essere ottimisti infatti, per fortuna, finché in ogni famiglia di operai ci sarà una donna giovane, e finché avremo un premier disposto a pagare diecimila euro solo per sentirlo cantare o al massimo fare due chiacchiere notturne con Putin quando è in visita nel nostro Paese, gli italiani non avranno nulla da temere.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliati: Chaplin in “Tempi Moderni”: the eating machine.

http://www.youtube.com/watch?v=pZlJ0vtUu4w&feature=related

Numero 14                                                                                                          Mercoledì 12 Gennaio 2011

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

IL CONFLITTO

Carissimi lettori e lettrici,

oggi parlerò di un condizione spesso difficilmente accettata ed a volte parecchio temuta: il conflitto.

Vi siete mai chiesti quale sia il suo significato evolutivo? E perchè la cultura e l’educazione tendono a non parlarne ed a reprimerlo?

Kurt Lewin definisce il conflitto come lo stato in cui due forze, uguali e di senso opposto, agiscono simultaneamente. Quindi il conflitto è intriso di dualità, e quest’ultima è parte inesorabile dell’essere umano!

Molte persone tendono a reprimere il conflitto (che può essere intrapsichico o tra due entità esterne) scegliendo razionalmente la strada che porta alla “pacificazione”, a costo di tagliare fuori una parte di sé che vorrebbe invece vivere, esprimere e superare quella contraddizione. Altre ancora scelgono la strada del “conflitto perenne”, con sé stesse e con gli altri, tovando una sorta di equilibrio nel continuo scontro tra forze..

E’ importante dire che l’elaborazione psichica del conflitto è, a livello evolutivo, fondamentale nel processo di crescita di ogni individuo, perchè esso genera il sentimento di aggressività che permette al bambino di differenziarsi e separarsi dai genitori. E questo vale anche per i rapporti tra adulti. Se io tendo a reprimere il conflitto (ad esempio con il mio partner), avrò poi difficoltà nel differenziarmi da lui, a partire dal semplice fatto che mi privo della possibilità di confrontarmi con lui! L’esempio può sembrare riduttivo, ma opporre la propria forza apertamente ad un’altra persona, significa esprimerla ed asserire la propria posizione dando modo anche all’altro di fare lo stesso… e così entra in gioco il confronto (che può divenire anche scontro), con parti di noi che magari non conosciamo (in tal senso, il conflitto è anche crescita ed arricchiamento).

Quando un conflitto interiore è molto forte e profondo, esso viene “coperto” dalla difesa. I meccanismi di difesa, che possono essere i più svariati, hanno la funzione di mettere a tacere sentimenti e memorie per noi inaccettabili. In questo caso, hanno la funzione di mettere a tacere la dualità generata dal conflitto..ma a quale prezzo?

In bioenergetica, il conflitto viene visto ad un livello psico-corporeo ed è rappresentato dalla tensione cronica in una specifica parte del corpo. La “zona conflittuale” viene bloccata a livello corporeo per impedirne il movimento. Se non muovo quella parte del corpo io impedisco al conflitto di emergere. L’emozione è sempre accompagnata da una reazione corporea. Immobilizzare il corpo o una parte di esso genera si il disagio (a volte molto grande) di una tensione cronica, ma permette all’individuo di non dover entrare in quell’area conflittuale…

Ora, i meccanismi di difesa sono reazioni inconsce ( e molto spesso precoci) che si attuano rispetto ad un “problema” che viene vissuto emotivamente come inaffrontabile e troppo doloroso! Quindi, cerchiamo sempre di non giudicarli e di non giudicarci per questo. Anzi, a volte le nostre difese (come ho già detto in un precedente articolo) hanno proprio la funzione di “salvarci” da qualcosa che al momento in cui le abbiamo attuate, era inaffrontabile! Il passo successivo, però, è quello di darci uno spazio per comprenderne il significato, ed evitare così che si cronicizzino vita natural durante… quest’ultima possibilità, non è in sé “sbagliata” ma sicuramente ci impedisce di vivere interamente il nostro benessere e la nostra forza vitale!

Accettare i conflitto, vuol dire aprirsi alla crescita. Il conflitto non è di per sé distruttivo. Ma lo diventa nel momento in cui non mettiamo in discussione o non affrontiamo una cosa che ci riguarda. E questo, non è affatto semplice..

A volte, si può avere paura di perdere una persona, o di sfaldare una condizione stabile esprimendo un conflitto. Oppure si può temere la scoperta di un sentimento sconosciuto..ma ricordiamoci sempre che, lo vogliamo oppure no, i sentimenti conflittuali agiscono comunque nella nostra vita! Diamoci tempo, rispettiamoci e perdoniamoci per non essere perfetti. E cerchiamo sempre di dare ascolto alle nostre emozioni, anche a quelle conflittuali, e concediamo loro uno spazio (sempre con i nostri personalissimi tempi e modi), per dar voce e forza anche a quella parte della nostra perenne crescita (forse una delle più dolorose) che non è sempre in accordo con tutto e con tutti.

Vi auguro una splendida settimana

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

Numero settanta                                                                                              Lunedì 10 gennaio 2011

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

ITALIANI… MA DE CHE?

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

… tutta la mia inquietudine ogni volta che mi trovo in qualche modo in linea con il pensiero del sig. Umberto Bossi, il quale, non lo nego, sarà anche buffo come un pupazzo del Muppet Show, ma credo che abbia in testa pure la stessa imbottitura!

Da qualche giorno il leader leghista è al centro delle cronache sia per aver rivelato di aver scoperto delle microspie in casa e nel suo ufficio (opera certamente di squilibrati perché una persona anche solo leggermente in sé è impossibile che si interessi pure alle minchiate che il senatùr dice in privato!), sia perché all’inizio dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il padano si è dichiarato apertamente “contro”.

Io, cari posteri, ovviamente non sono d’accordo con le idee di uno che, caso unico al mondo, governa la nazione che disprezza (un po’ come un avvoltoio a cui fa schifo il cadavere che scarnifica) ma mi dico contrario all’equivalenza Unità=Identità italiana.

Fermo restando che molti connazionali, con loro grossa sorpresa, hanno scoperto solo adesso che il tricolore non è soltanto la bandiera degli azzurri ai mondiali e l’essere italiani non significa solo ordinare spaghetti in Perù e sbraitare perché sono una colla, io in uno stesso giorno ho svolto le seguenti attività: ho parlato con mio cugino in Australia tramite Skype, ho visto una sitcom su Sky in lingua originale, poi sono andato all’Ikea e al cine multisala con i miei nipoti a vedere un film della Pixar in 3D, poi da McDonald’s, quindi a casa loro a giocare con la Wii; rientrando ho visto in giro prostitute dell’est ed africane e trans brasiliani, dopodiché, arrivato a casa, ho visto su youtube spezzoni di clown internazionali dopo averli cercati con Google; e ancora: facendo zapping ho visto il “Milionario” che la Endemol impone identico in tutto il mondo ed infine sotto casa ho svariati negozi di cinesi forniti di tutto e fruttivendoli nordafricani disposti a fare quel lavoro che praticamente è un incubo.

Come vedete, cari posteri, è più facile sentirsi cittadini del mondo che italiani anche perché se essere “italiani” significa parlare usando i verbi come un optional ed avere la ricchezza del frasario pari a quella di “Cicciobello parlante”; se significa incazzarsi davanti alla salma del militare morto in una “missione di pace” pensando che quel ragazzo, lì, non ci doveva essere, che stanno spendendo i miei soldi (tantissimi) per ammazzare persone, che la sua morte verrà strumentalizzata, che se fosse stato qui sarebbe stato utilizzato per risolvere il problema “della mondezza” o “degli studenti” (che per l’attuale governo sono la stessa cosa ma la prima puzza meno!); se significa essere eredi di un passato artistico e storico incommensurabile ma con un DNA in cui è installata un’irrefrenabile attrazione per il “condono” che ci spinge come un Minzolini in crisi d’astinenza da leccata di culo a costruire compulsivamente pure un mobile-bar sulla Pietà di Michelangelo solo per il gusto di passarla liscia; insomma, se “essere italiani” vuol dire tutto ciò, no grazie, l’Unità la festeggio ma giusto per non sentirmi neanche minimamente in linea con il mediocre pensiero del Bossi.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliati: vera storia di Garibaldi raccontata da un “testimone oculare”

http://www.youtube.com/watch?v=1m3bYowKPX8