Italiani… ma de che?

Pubblicato: 10 gennaio 2011 in "SUPPOSTE DI PRESENTE" di Claudio Fois
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Numero settanta                                                                                              Lunedì 10 gennaio 2011

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

ITALIANI… MA DE CHE?

Cari posteri vengo a Voi con questa mia addirvi…

… tutta la mia inquietudine ogni volta che mi trovo in qualche modo in linea con il pensiero del sig. Umberto Bossi, il quale, non lo nego, sarà anche buffo come un pupazzo del Muppet Show, ma credo che abbia in testa pure la stessa imbottitura!

Da qualche giorno il leader leghista è al centro delle cronache sia per aver rivelato di aver scoperto delle microspie in casa e nel suo ufficio (opera certamente di squilibrati perché una persona anche solo leggermente in sé è impossibile che si interessi pure alle minchiate che il senatùr dice in privato!), sia perché all’inizio dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il padano si è dichiarato apertamente “contro”.

Io, cari posteri, ovviamente non sono d’accordo con le idee di uno che, caso unico al mondo, governa la nazione che disprezza (un po’ come un avvoltoio a cui fa schifo il cadavere che scarnifica) ma mi dico contrario all’equivalenza Unità=Identità italiana.

Fermo restando che molti connazionali, con loro grossa sorpresa, hanno scoperto solo adesso che il tricolore non è soltanto la bandiera degli azzurri ai mondiali e l’essere italiani non significa solo ordinare spaghetti in Perù e sbraitare perché sono una colla, io in uno stesso giorno ho svolto le seguenti attività: ho parlato con mio cugino in Australia tramite Skype, ho visto una sitcom su Sky in lingua originale, poi sono andato all’Ikea e al cine multisala con i miei nipoti a vedere un film della Pixar in 3D, poi da McDonald’s, quindi a casa loro a giocare con la Wii; rientrando ho visto in giro prostitute dell’est ed africane e trans brasiliani, dopodiché, arrivato a casa, ho visto su youtube spezzoni di clown internazionali dopo averli cercati con Google; e ancora: facendo zapping ho visto il “Milionario” che la Endemol impone identico in tutto il mondo ed infine sotto casa ho svariati negozi di cinesi forniti di tutto e fruttivendoli nordafricani disposti a fare quel lavoro che praticamente è un incubo.

Come vedete, cari posteri, è più facile sentirsi cittadini del mondo che italiani anche perché se essere “italiani” significa parlare usando i verbi come un optional ed avere la ricchezza del frasario pari a quella di “Cicciobello parlante”; se significa incazzarsi davanti alla salma del militare morto in una “missione di pace” pensando che quel ragazzo, lì, non ci doveva essere, che stanno spendendo i miei soldi (tantissimi) per ammazzare persone, che la sua morte verrà strumentalizzata, che se fosse stato qui sarebbe stato utilizzato per risolvere il problema “della mondezza” o “degli studenti” (che per l’attuale governo sono la stessa cosa ma la prima puzza meno!); se significa essere eredi di un passato artistico e storico incommensurabile ma con un DNA in cui è installata un’irrefrenabile attrazione per il “condono” che ci spinge come un Minzolini in crisi d’astinenza da leccata di culo a costruire compulsivamente pure un mobile-bar sulla Pietà di Michelangelo solo per il gusto di passarla liscia; insomma, se “essere italiani” vuol dire tutto ciò, no grazie, l’Unità la festeggio ma giusto per non sentirmi neanche minimamente in linea con il mediocre pensiero del Bossi.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliati: vera storia di Garibaldi raccontata da un “testimone oculare”

http://www.youtube.com/watch?v=1m3bYowKPX8

 

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commenti
  1. anny ha detto:

    Mi piace molto: “l’essere italiani non significa solo ordinare spaghetti in Perù e sbraitare perché sono una colla”.
    Grazie dell’invito costante all’attenzione su quello che accade.
    Ciao!

    • Claudio Fois ha detto:

      Grazie a te per accettarlo, l’invito!
      Un’altra cosa è: tornare dalla Grecia (o altrove) dopo 15 giorni e dire “Ah avevo voglia proprio di un caffé come si deve!” variante: “Oh, quanto m’è mancato il caffè come lo facciamo noi!”.
      Ciao.
      Claudio

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