Numero 14                                                                                                          Mercoledì 12 Gennaio 2011

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

IL CONFLITTO

Carissimi lettori e lettrici,

oggi parlerò di un condizione spesso difficilmente accettata ed a volte parecchio temuta: il conflitto.

Vi siete mai chiesti quale sia il suo significato evolutivo? E perchè la cultura e l’educazione tendono a non parlarne ed a reprimerlo?

Kurt Lewin definisce il conflitto come lo stato in cui due forze, uguali e di senso opposto, agiscono simultaneamente. Quindi il conflitto è intriso di dualità, e quest’ultima è parte inesorabile dell’essere umano!

Molte persone tendono a reprimere il conflitto (che può essere intrapsichico o tra due entità esterne) scegliendo razionalmente la strada che porta alla “pacificazione”, a costo di tagliare fuori una parte di sé che vorrebbe invece vivere, esprimere e superare quella contraddizione. Altre ancora scelgono la strada del “conflitto perenne”, con sé stesse e con gli altri, tovando una sorta di equilibrio nel continuo scontro tra forze..

E’ importante dire che l’elaborazione psichica del conflitto è, a livello evolutivo, fondamentale nel processo di crescita di ogni individuo, perchè esso genera il sentimento di aggressività che permette al bambino di differenziarsi e separarsi dai genitori. E questo vale anche per i rapporti tra adulti. Se io tendo a reprimere il conflitto (ad esempio con il mio partner), avrò poi difficoltà nel differenziarmi da lui, a partire dal semplice fatto che mi privo della possibilità di confrontarmi con lui! L’esempio può sembrare riduttivo, ma opporre la propria forza apertamente ad un’altra persona, significa esprimerla ed asserire la propria posizione dando modo anche all’altro di fare lo stesso… e così entra in gioco il confronto (che può divenire anche scontro), con parti di noi che magari non conosciamo (in tal senso, il conflitto è anche crescita ed arricchiamento).

Quando un conflitto interiore è molto forte e profondo, esso viene “coperto” dalla difesa. I meccanismi di difesa, che possono essere i più svariati, hanno la funzione di mettere a tacere sentimenti e memorie per noi inaccettabili. In questo caso, hanno la funzione di mettere a tacere la dualità generata dal conflitto..ma a quale prezzo?

In bioenergetica, il conflitto viene visto ad un livello psico-corporeo ed è rappresentato dalla tensione cronica in una specifica parte del corpo. La “zona conflittuale” viene bloccata a livello corporeo per impedirne il movimento. Se non muovo quella parte del corpo io impedisco al conflitto di emergere. L’emozione è sempre accompagnata da una reazione corporea. Immobilizzare il corpo o una parte di esso genera si il disagio (a volte molto grande) di una tensione cronica, ma permette all’individuo di non dover entrare in quell’area conflittuale…

Ora, i meccanismi di difesa sono reazioni inconsce ( e molto spesso precoci) che si attuano rispetto ad un “problema” che viene vissuto emotivamente come inaffrontabile e troppo doloroso! Quindi, cerchiamo sempre di non giudicarli e di non giudicarci per questo. Anzi, a volte le nostre difese (come ho già detto in un precedente articolo) hanno proprio la funzione di “salvarci” da qualcosa che al momento in cui le abbiamo attuate, era inaffrontabile! Il passo successivo, però, è quello di darci uno spazio per comprenderne il significato, ed evitare così che si cronicizzino vita natural durante… quest’ultima possibilità, non è in sé “sbagliata” ma sicuramente ci impedisce di vivere interamente il nostro benessere e la nostra forza vitale!

Accettare i conflitto, vuol dire aprirsi alla crescita. Il conflitto non è di per sé distruttivo. Ma lo diventa nel momento in cui non mettiamo in discussione o non affrontiamo una cosa che ci riguarda. E questo, non è affatto semplice..

A volte, si può avere paura di perdere una persona, o di sfaldare una condizione stabile esprimendo un conflitto. Oppure si può temere la scoperta di un sentimento sconosciuto..ma ricordiamoci sempre che, lo vogliamo oppure no, i sentimenti conflittuali agiscono comunque nella nostra vita! Diamoci tempo, rispettiamoci e perdoniamoci per non essere perfetti. E cerchiamo sempre di dare ascolto alle nostre emozioni, anche a quelle conflittuali, e concediamo loro uno spazio (sempre con i nostri personalissimi tempi e modi), per dar voce e forza anche a quella parte della nostra perenne crescita (forse una delle più dolorose) che non è sempre in accordo con tutto e con tutti.

Vi auguro una splendida settimana

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

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commenti
  1. chiara ha detto:

    veramente utile. grazie, viene proprio al caso mio!
    chiara

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