Numero 18                                                                                                          Mercoledì 9 Febbraio  2011

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

LA SPIRITUALITA’

Carissimi lettori e lettrici,

oggi parlerò di un argomento che riguarda una delle inclinazioni più antiche (e tutt’ora sopravvisute) dell’uomo: la spiritualità. Parlo di inclinazione perchè essa, nel tempo, si è manifestata in una tale molteplicità di forme, individuali e collettive, da non poter essere facilmente “definità”, ma sicuramente individuata come un processo a cui l’uomo tende da sempre.

Partendo da un concetto bioenergetico, A. Lowen parla di “spiritualità del corpo” ed associa il processo spirituale dell’uomo al corpo (spiritualità incarnata) ed alla psiche. L’autore dice che tale processo ha radici tanto nel corpo fisico quanto nelle facoltà di pensiero “superiori” e che l’incontro tra queste due dimensioni, avviene lì dove ci si può “abbandonare” al flusso della vita intesa come vitalità, piacere e connessione con l’esterno. In poche, semplici parole la bioenergetica relega la sfera spirituale all’integrazione corpo-mente-emozione.

Nel corso dei secoli, la spiritualità è sempre stata la tensione verso qualcosa che l’uomo riconosce dentro di sé e fuori di sé, difficile da circoscrivere ad un solo oggetto, luogo o entità. E’ il sentirsi parte di “qualcosa di più grande di noi”, pur sentendo dentro di noi una parte di quel “qulacosa”.

Ora, non starò qui a soffermarmi sulla storia delle religioni o delle credenze umane. Mi preme piuttosto di parlare, in linea generale, della vocazione umana alla spiritualità.

La fede nasce dalla sensazione che qualcosa che si ha dentro appartenga ad una entità esterna e si sviluppa quindi sul bisogno di ricongiungersi o comunque di connettersi a quest’ultima.

Da qualunque punto di vista vogliamo pensarla, possiamo rintracciare nel processo spirituale un elemento innegabile che è quello dell’appartenenza ad un sistema di cui l’individuo fa parte e che si “muove” anche al di fuori della sua volontà. E’ quindi l’appartenenza ad un sistema che difficilmente da soli possiamo dirigere o controllare, ma che ci riguarda nella misura in cui nasciamo già immersi in tale sistema.

La crisi spirituale dei nostri giorni, è sintomo di una grande sfiducia in tale sistema. Il bambino ha fede poiché ancora privo delle sovrastrutture dell’adulto. L’adulto, dal canto suo, può restare “intrappolato” nell’aspetto pratico della vita, a dispetto di quello spirituale, sentendosi terribilmente isolato.

Tra le funzioni positive della spiritualità, v’è anche quella di far sentire l’individuo meno solo poiché parte sempre e comunque di qualcosa. Sentirsi connessi ad un’energia, un’entità etc.. più grande di noi, ci fa sentire che il nostro movimento interiore è connesso ad un movimento esteriore che dunque diviene la nostra realtà.

La perdita della spiritualità implica, in tal senso, un sentimento di isolamento e di autodeterminazione che, molto spesso, può diventare molto pesante e responsabilizzante; se penso che determino la mia vita al cento per cento, me ne sentirò schiacciata. Se invece penso che a determinare la mia vita, ci sia io (con tutta la mia volontà, i miei progetti, la mia determinazione etc…) assieme agli avvenimenti esterni, mi predispongo ad accettare anche che le cose possano non andare esattamente come le ho pensate, senza per questo farmene una colpa e sentendomene interamente responsabile. Ovviamente la spiritualità non è “pensiero magico”, ma connessione. Connessione tra moti interiori ed estriori, tra bisogni individuali e collettivi, è connessione tra ciò che sappiamo e ciò che non conosciamo: in tal senso, è anche apertura all’ignoto, a ciò che non conosciamo ma che sentiamo ci può arricchire. Aprirci allo “sconosciuto” sentendo che qualcosa ci accomuna ad esso, è un passo importante verso la nostra apertura. Non temiamo ciò che non conosciamo, ma diamoci la possibilità di esplorarlo nella misura in cui questo ci è possibile, per arricchire il nostro bagaglio interiore.

Vi auguro una splendida settimana

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

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