Numero 19                                                                                                          Mercoledì 15 Febbraio  2011

MA LA MENTE, MENTE?

Rubrica di psicologia con l’obiettivo di fornire spunti per riflettere sulle possibilità negate di ritrovare l’energia insita nella spontaneità e nella naturalezza di ogni essere umano, e stimolare riflessioni e curiosità sul rapporto che l’individuo ha con la propria mente e il proprio corpo.

L’AMBIVALENZA

Carissimi lettori e lettrici,

quest’oggi parleremo di un sentimento “tabù” particolarmente controverso: l’ambivalenza.

In realtà è riduttivo definire l’ambivalenza come “un” sentimento, poiché questa è proprio l’unione di due sentimenti che, in conflitto tra loro, si esprimono assieme!

Ambivalente è una persona che prova ed esprime due sentimenti contemporaneamente e questo avviene, molto spesso, attraverso il linguaggio non verbale (di cui già abbiamo parlato negli articooli precedenti). Il fatto che essa venga “allo scoperto” non dichiaratamente, ma tramite espressioni, atteggiamenti, movimenti più o meno sottili, avviene perchè in questa opposizione tra sentimenti non c’è spazio per l’elaborazione (magari perchè riguarda sentimenti inammissibili) e, in generale, dove non c’è elaborazione l’energia di un sentimento o di una emozione viene fuori (si scarica, viene espressa) tramite l’azione.

Ad esempio, una madre che ama totalmente il figlio, può provare per lui anche rifiuto a causa della fatica e dell’impegno che l’accudimento del figlio, in quel periodo, le richiede. Per questa madre (non sempre e non per tutte), può risultare difficile ammettere a sé stessa il sentimento di rifiuto verso l’amato figlio. E questo per moltissimi motivi che non staremo qui ad elencare né a giudicare. Fatto resta, che anche solo nello sguardo e nelle modalità di acudimento del figlio, la mamma esprimerà (inevitabilmente) questo doppio sentimento. Questo esempio, può essere riportato a qualunque situazione relazionale e, pensandoci un po’, credo che tutti ne abbiamo fatto esperienza in varie misure.

Ora la questione è: perchè il conflitto a volte ci risulta inammissibile? Perchè non possiamo esprimerlo a nessuno e nemmeno a noi stessi?

Entrare in contatto con un conflitto, vuol dire dover “uscire allo scoperto”. E questo non è sempre possibile. Ma è sempre possibile poter dosare il modo in cui lo si tira fuori. Già il poter ammettere con sé stessi che una data persona o situazione creano sentimenti opposti tra loro, è un passo enorme verso il superamento del conflitto stesso. La possibilità di integrare amore e odio, gioia e dolore, è un movimento che ci porta ad accettare la vita nella sua drammatica e bellissima contraddittorietà.

L’ambivelenza gioca il suo ruolo proprio nell’impossibilità di accettare che in noi possano convivere sentimenti opposti. Come se dovessimo sempre scegliere una strada piuttosto che un’altra, senza darci nemmeno il tempo di sentire quali sensazioni questa strada genera in noi.

Gli opposti possono essere integrati accettando il fatto che essi sono parte della nostra natura. Una natura, quella umana, fatta di fasi discontinue e sorprendenti, di oscillazioni inaspettate ma proprio per questo dolorose, gioiose ed arricchenti.

Siamo movimento, e quando pretendiamo troppa coerenza e continuità vuol dire che ci stiamo fermando. Vuol dire che stiamo dando “ragione” alle nostre paure. Insegnamo alle nostre paure che è quando stiamo troppo “fermi” che dobbiamo avere paura e che il movimento e la contraddizione sono parte della nostra apertura al cambiamento.

Dunque l’ambivalenza è forse anche frutto di una non accettazione (perchè forse è davvero doloroso accettarlo..) delle nostre contraddizioni interne.

Il mio invito, è quello di dare più credito a sé stessi senza giudicarsi troppo severamente.

Buona settimana a Tutti Voi

Dott.ssa Emanuela Fasano

 

 

 

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commenti
  1. Anche dal punto di vista morale/spirituale, l’ambivalenza si manifesta dentro la persona come un vaglio al 50% del bene e del male: quello che appare bene, spesso è male, e viceversa. In questo equilibrio ambivalente delle cose, la natura prevale come realtà armonica, rispetto alle nostre personali agitazioni o esitazioni, mostrandoci anzitutto come essa è sempre superiore al nostro impegno/disimpegno, e inoltre – come ha detto lei concludendo – formandoci a una naturale “umiltà”, che azzerando sempre il dato di fatto di ogni realtà, ci aiuta a ripartire in modo sempre nuovo e mai preoccupato nell’affrontare in modo semplice e sereno (e mai severo) l’avventura della nostra vita.

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