Numero novantasette                                                                                    Lunedì 29 agosto 2011

L’autore si assume pienamente la responsabilità di quanto appresso riportato e solleva totalmente da qualunque onere il blog che lo ospita.

SUPPOSTE DI PRESENTE

Rubrica di pensieri e parole, riflessioni ed osservazioni sul mondo circostante

con lo scopo di far conoscere ai posteri com’era la nostra epoca e cosa si sono persi.

IL POVERO IRENE

E dunque, cari posteri…

Il povero Irene non ce l’ha fatta! E sì che aveva dalla sua parte tutti i mezzi di comunicazione che già l’avevano fatto diventare una star (solo per citarne uno, il TG2 delle ore 13 già aveva tinto l’evento di dramma e di tragedia, solo per un caso senza musica di sottofondo a effetto perché le avrebbero riservate alle immagini del dopo, con le case scoperchiate e le auto galleggianti).

In provincia era andato alla grande ma solo a New York avrebbe consacrato il suo nome. New York, la Grande Mela, the dream come true, il Sogno che si realizza, il posto dove ogni alieno, mostro preistorico o catastrofe ambientale vorrebbe andare per diventare leggenda. Più volte il Vesuvio ha tentato il colpaccio sradicandosi da Napoli per andare a conquistare Broadway ma purtroppo tra case abusive e mondezza, il vulcano partenopeo non è mai riuscito a spostarsi più di un metro dalle sue pendici.

Di Irene ne aveva paralato addirittura il Presidente e tutti si erano preparati alla Grande Catastrofe, al disastro che avrebbe fatto impallidire Katrina, perché diciamo la verità, son tutti buoni a buttare giù delle fatiscenti baracche nel miserrimo Sud ma affrontare New York, quello sì che è the last event.

Invece sarà stata colpa della crisi, sarà stata l’ansia da prestazione, fatto sta che Irene, da “uragano” è stato declassato a “pioggia tropicale”, un nome neanche buono per un cinecocomero di Neri Parenti, figuriamoci per un disaster movie di Roland Emmerich. Al massimo poteva andare bene per un tormentone estivo del fu “Gruppo italiano”, ma purtroppo fuori tempo massimo sia come calendario, sia appunto per lo scioglimento ormai quasi trentennale dei suddetti interpreti.

E si sa, cari posteri, quando uno perde l’opinione pubblica non ha pietà per cui difficilmente i media perdoneranno ad Irene il mancato disastro, l’annunciata tragedia e le mancate “immagini esclusive” che avrebbero dato fama, gloria e la possibilità di vergare cronache con alata prosa a più di un corrispondente. Credo che per la prima volta verrà fatta una denuncia per “assenza di danni”.

Ecco, cari posteri, finisce qui la piccola storia di Irene, l’uragano che non diventò mai killer. Ve ne ho voluto parlare poiché viviamo in tempi in cui l’informazione si nutre di cadaveri serviti su un piatto di macerie per cui è ovvio che di questo evento non sentirete mai parlare e forse tranne questa mia non ne resterà traccia. Ciao Irene.

Questo, cari posteri, per oggi è tutto. Con affetto

il vostro antenato Claudio Fois

Link consigliato: il Gruppo Italiano in “Tropicana” – 1983

http://www.youtube.com/watch?v=_a8KJUsDrbw&feature=related

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