“A portata di penna” di Pierpaolo Buzza

Pubblicato: 4 ottobre 2012 in "A PORTATA DI PENNA" di Pierpaolo Buzza, 1
Tag:, , , , , , , , , ,

Numero 01                                                                                                           Giovedì 4 ottobre 2012

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo BuzzaRubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare. L’autore, Pierpaolo Buzza attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.

– Appunti di scrittura creativa –

1. Cosa raccontare, e perché?
Scrivere è bello. È forse la cosa più bella del mondo, del resto ci sarà un motivo se così tanta gente lo fa. Si riempiono quaderni interi di pagine fitte di flussi di coscienza, si svolgono meticolosi taglia-incolla sul computer, si stanno anche settimane, anche mesi, dietro alla scrittura di un solo racconto. Tutto questo è magico e affascinante.
In Se questo è un uomo, nel capitolo “Le nostre notti”, Primo Levi descrive un suo incubo ricorrente: quello di avere tra le mani del cibo, di portarlo alla bocca, ma per i più svariati motivi il gesto di mangiare non riesce mai a compiersi, c’è sempre qualcosa che glielo impedisce. E, accanto a questo, ce n’è un altro parallelo: quello in cui è a casa sua, circondato dai suoi cari, e racconta le atrocità cui era costretto. Nell’incubo Levi descrive il non aver da mangiare, il lavoro estenuante, le selezioni, il rischiare la morte tutti i giorni. La sua famiglia, però, non lo ascolta. La sorella gli presta distrattamente orecchio, dedicandosi ad altre faccende prima ancora che il racconto sia finito.
La mattina dopo, Levi scopre che anche il secondo incubo è comune a quasi tutti i deportati.
Quello che si può dedurre, da queste pagine di letteratura e da molte altre testimonianze, è che raccontarsi sia un’esigenza umana primaria, come il mangiare.
Per “raccontarsi” non intendo necessariamente parlare della propria vita; ma che nelle proprie narrazioni ci sia qualcosa di sé (su questo tema torneremo approfonditamente nel prossimo capitolo). È una catarsi che per qualche momento sconfigge la morte.
Ma – qui viene il bello – un conto è avere l’intima esigenza di raccontare, un altro è saperlo fare con criterio.
Quando si racconta, per iscritto o a voce, si ha sempre un interlocutore. Questo interlocutore può anche essere l’autore stesso (riguardo allo “scrivere per sé”, rimando al nostro quinto appuntamento), l’importante è domandarci: per chi stiamo scrivendo? Se ci fosse una sola persona che leggerà la nostra opera, chi vogliamo che sia? La perfetta sconosciuta che ho visto stamattina sull’autobus? Mio padre? Il cane del mio vicino? Una persona che non c’è più?
Conoscere il proprio interlocutore cambia il modo in cui si racconta, e in qualche misura l’essenza della storia. Non mi riferisco a tecniche di marketing affinché il proprio libro venda più copie, ma al fatto che cambierà quella che viene spesso definita “voce narrante”. Il perché raccontiamo e cosa raccontiamo sono due variabili che si influenzano a vicenda: non esiste l’una senza l’altra, e una forte energia su una rigenera automaticamente anche l’altra.
Non è necessario che queste domande abbiano una risposta prima di mettersi a scrivere; ma è utile che, scrivendo, continuiamo a farcele. Già solo così, la nostra storia avrà un senso narrativo, un motivo per essere ascoltata.
Né è necessario che il lettore si accorga di tutto questo, anzi forse non lo saprà mai, ed è giusto così. Nondimeno, la nostra storia avrà una forza e uno spessore che altrimenti non avrebbe, e anche se questo non passa a livello razionale, lo fa sicuramente a livello istintivo. Il nostro scopo non è quello di compiacere il lettore, né il destinatario della storia (ammesso che lo conosciamo all’inizio); il nostro scopo è quello di raccontare delle grandi storie. Tutto il resto sono solo conseguenze.
L’obiezione che più spesso mi sono sentito rivolgere nel mio lavoro è che certe cose non si possono insegnare: o ce l’hai dentro o no, e la prova sarebbe che i grandi scrittori del passato non hanno frequentato alcun corso.
Naturalmente ognuno è libero di avere l’opinione che crede, ma la mia risposta a questa obiezione è che la scrittura è un’arte come qualsiasi altra: la musica, ad esempio.
Quando si studia musica, prima di poter comporre qualcosa bisogna studiare teoria per anni, fare estenuanti esercizi sullo strumento che si è scelto per poterlo poi maneggiare con disinvoltura. E questo è vero anche se Mozart era un talento naturale.
Dopodiché, le norme sono fatte per essere infrante. Ma la differenza fra un genio e un presuntuoso è che il genio lo fa dopo averle imparate benissimo, il presuntuoso perché non ha voluto (o potuto) impararle.
Ora: siccome alle elementari hanno insegnato a tutti a scrivere, si potrebbe pensare che basti questo e del talento innato per essere buoni scrittori. Ma anche la narrazione ha delle regole, dei trucchi, degli strumenti, che sarebbe bene conoscere.
In questi nostri appuntamenti, cercherò di darvi qualche suggerimento tecnico a riguardo, sperando che possa esservi utile. Regole da imparare e poi disimparare, come tutte.
Vi ricordo che sul mio sito personale, www.pierpaolobuzza.it, c’è uno spazio in cui mi potete inviare i vostri racconti: pubblicherò sul sito i migliori. Tutti i diritti rimangono dell’autore.

Vi lascio con Bukowski, E così vorresti fare lo scrittore?

Alla prossima!
P.

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento
le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.
Non c’è altro modo
e non c’è mai stato.

 
Annunci
commenti
  1. Claudio Fois ha detto:

    Auguri! E grazie per avermi fatto scoprire una cosa che non conoscevo. Anche se qualche passaggio si potrebbe discutere, il pezzo di Bukowsky è bellissimo.

  2. Pierpaolo Buzza ha detto:

    Grazie a te Claudio per essere stata (ed essere ancora) una delle persone che mi hanno insegnato a scrivere!

  3. francesco ha detto:

    l inizio merita sicuramente la lettura dei prossimi post…complimenti buzza. prima di poter pensare di fare le cose bisogna iniziarle.. fare di per se è gia un successo qualsiasi sia il campo di interesse.

  4. mago mancini ha detto:

    Ciao Claudio GRAZIE! 🙂

  5. vik ha detto:

    Buon lavoro Pierpa!

  6. Pierpaolo Buzza ha detto:

    Grazie Francesco, concordo con te quando dici che “fare di per sé è già un successo”. Alla prossima allora!

  7. Carlo Viani ha detto:

    Very compliments BUZZ!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...