Numero 03                                                                                                          Giovedì 01 Novembre 2012

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo Buzza

Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare.
L’autore, Pierpaolo Buzza attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.
“Se manderete i vostri racconti a http://www.pierpaolobuzza.it/inviaci-il-tuo-racconto.html, Pierpaolo pubblicherà sul suo sito i migliori!”

– Appunti di scrittura creativa –

3. Trama

Quando si analizza uno scritto, la prima cosa a cui si fa caso è la trama. Una qualsiasi opera artistica dovrebbe averne una. Sarà capitato a tutti di leggere qualcosa e, alla fine, di domandarsi: “ok, e quindi?”. Ecco, è molto probabile che questo sia accaduto per una trama lacunosa o mancante.
Ci sono molti modi di definire il concetto di trama, di cui forse il più semplice è quello di Giorgio Vasta: esiste una trama quando esiste uno scopo da raggiungere.
Un classico dei vecchi film è una voice over che a un certo punto della storia dice “riusciranno i nostri eroi a compiere l’impresa?”. Questo passaggio, che solitamente avviene dopo la presentazione del mondo in cui si svolge la storia, è il momento in cui viene dichiarata l’esistenza di una trama. Viene posta una domanda la cui risposta alla fine della storia dovrà essere “sì” o “no”.
Non è importante che i personaggi raggiungano uno scopo, è importante che lo faccia la storia; perché lo scopo della storia può coincidere con quello dei personaggi come no. Né deve necessariamente essere quello di compiere un’impresa mirabolante; può anche essere un obiettivo interno, che ha una piccola valenza per il mondo, ma grande per il protagonista. Basta poco. Basta poter rispondere alla domanda “tutta questa storia dove va a parare? Perché me la stai raccontando?”.
Perfino un elenco di parole o di frasi può avere una trama, se vanno a inserirsi in un disegno più grande, come pezzi di un puzzle.
Questo naturalmente non vuol dire che, in una storia, tutto debba essere funzionale alla trama: al contrario. Si possono fare divagazioni, salti temporali, descrizioni di dettagli, e tutti gli abbellimenti che la vostra fantasia vi suggerisce. Questi sono strumenti da utilizzare per caratterizzare la vostra narrativa; ma una storia è come un edificio, e la trama ne è la struttura. Se non si ha la struttura, cosa si caratterizza? Viceversa, tanto più la struttura è forte e riconoscibile, tanto più ci si possono permettere divagazioni.
Controesempio classico è il concetto di flusso di coscienza.
In un momento di grande emozione, possiamo aprire un diario e scriverci sopra tutto quello che ci passa per la mente. Questo tipo di opera quasi auto-psicanalitica è utile, forse indispensabile per raccontare delle storie che abbiano davvero del sangue. Ma non è ancora narrativa; è un passo indietro. Per trasformare un flusso di coscienza in narrativa, bisogna prima dargli un senso letterario, oltre che psicologico.
La cattiva notizia è che un flusso sconnesso di pensieri su di sé è una delle cose più noiose che una persona possa avere la sfortuna di leggere, a meno che non lavori nel settore (e che quindi il suo interesse non sia letterario, ma professionale).
La buona notizia è che per trasformare un flusso di pensieri in narrativa ci vuole poco. Basta usare alcune accortezze, che vedremo nel dettaglio nei prossimi appuntamenti.
Intanto, la prima di queste accortezze è di trovare il bandolo della matassa. Far succedere alla fase emotiva la fase razionale, e domandarsi insistentemente “che storia è questa?”.
Probabile che si debba cancellare un bel po’ di roba. E questo è un bene.
All’estremo opposto del flusso di coscienza c’è il soggetto, ovvero una trama sintetizzata. Tipo “Tizio è un commercialista milanese di 40 anni, felicemente sposato con Tizia, quando un giorno incontra Caio, un sicario della ‘ndrangheta in Lombardia, che gli propone un affare etc etc”. Questo tipo di scrittura è una successione di avvenimenti. Al contrario del flusso di coscienza, è tutto mentale, non c’è emotività nell’elencare una serie di fatti. E anche questo è preparatorio alla narrativa, ma non è ancora tale.
Affinché un soggetto diventi un racconto si deve entrare nelle singole scene, e per l’appunto raccontarle. Quando Tizio incontra Caio dove sono? Si sono incontrati per caso? Come sono fatti fisicamente? Come sono vestiti? Cosa fanno? Che odori si respirano nel luogo in cui sono? Tutto questo è raccontare.
La narrativa si colloca in quel delicato equilibrio fra il vivere una storia e il vivere un momento.
Riassumendo quanto visto finora: se una storia ha una forte urgenza narrativa, uno scopo da raggiungere, e l’autore scrivendola si sporca le mani, non esagero se dico che l’80% del lavoro è fatto.
Nei prossimi appuntamenti vedremo come rendere tutto questo più “bello” possibile, e soprattutto più possibile nostro.
Vi lascio con una canzone che esemplifica bene il concetto di trama. Abbiamo un soldato che torna dalla guerra, e vede la morte. Chiede al re di fornirgli un cavallo per scappare, e lui acconsente. A questo punto lo scopo è dichiarato, la trama è chiara, e la domanda che la genera èriuscirà il soldato a scappare dalla morte?”. Alla fine della storia, la risposta è no.

http://youtu.be/6WwUqnAa1Dc

Alla prossima!

P.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...