Numero 04                                                                                                           Giovedì 15 Novembre 2012

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo Buzza

Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare.
L’autore, Pierpaolo Buzza, attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.
Se manderete i vostri racconti a http://www.pierpaolobuzza.it/inviaci-il-tuo-racconto.html, Pierpaolo pubblicherà sul suo sito i migliori!

– Appunti di scrittura creativa –

4. Quale forma per la nostra storia?

Se siamo arrivati sani e salvi fino a questo punto, significa che abbiamo una storia da raccontare, vogliamo metterci in gioco facendolo, prendendoci anche dei rischi, e la nostra storia ha uno scopo da raggiungere. Che già è moltissimo.
La prossima domanda che ci dobbiamo porre prima di andare avanti è: in quale contenitore vogliamo mettere la nostra storia? Vogliamo che sia un racconto breve? Un romanzo? Un film? Un cortometraggio? Un monologo teatrale? Una drammaturgia?
Alcune storie chiamano univocamente il proprio contenitore: ci sono storie che possono essere raccontate solo con un film, altre solo con un racconto, e così via. Ma, nella maggior parte dei casi, la scelta è molto meno certa e dipende in larghissima parte dalla sensibilità dell’autore.
Uno stand-up comedian che desideri raccontare una storia è probabile che se la immagini come monologo teatrale: allo stesso modo un divoratore di romanzi se la immaginerà come un bestseller.
Questo è molto soggettivo, ed è importante che ognuno scelga il contenitore che più di tutti lo ispiri, lasciandogli libertà di esplorare la propria storia in tutte le sue sfaccettature.
Il mio invito è quello a non scegliere un contenitore “perché lo fanno tutti”, o perché è il primo che vi viene in mente; ma dedicare alla scelta del tempo e dell’energia. Spesso il contenitore racconta storia quanto il contenuto.
Magari i primi esperimenti non saranno pienamente soddisfacenti, ma bisogna tenere a mente che si impara a scrivere scrivendo, quindi occorre perseverare e non scoraggiarsi davanti agli insuccessi iniziali.

In questo discorso sto volutamente ignorando le difficoltà tecniche di certi medium (scrivere un film non è difficile, ma realizzarlo sì, molto), e ogni discorso di tipo commerciale. Mi sto concentrando unicamente sull’aspetto artistico, dove per “artistico” intendo che rispecchi il più possibile la sensibilità dell’autore, e contemporaneamente sia valido ed elaborato a livello di tecnica.

Il motivo per cui dobbiamo sapere a quale medium è destinata la nostra storia è che ogni mezzo ha le sue regole specifiche, che bisogna conoscere prima di potersi permettere di infrangerle. Di conseguenza, la nostra scrittura cambierà. In alcuni casi, molto.
Ad esempio, se si scrive un racconto, bisognerebbe sapere quello che si intende quando si dice che un racconto lavora per sottrazione. Ovvero, che conta di più quello che non si dice rispetto a quello che si dice.
Se si scrive un film non si può prescindere dal conoscere la struttura del Viaggio dell’Eroe di Vogler, se si scrive un monologo comico bisogna conoscere le basi della scrittura comica. Se sembra che stia dicendo delle ovvietà, si consideri il fatto che evidentemente (almeno stando alla mia esperienza personale) per molti non lo sono.

A volte, quando si ha una storia da raccontare, l’autore sa “a pelle” come la vorrebbe vedere rappresentata. È buona norma assecondare questo impulso, e osare. Se rimaniamo al di fuori della gabbia della vendibilità, tutto è possibile.

I mezzi espressivi sono pressoché illimitati: io ho preso come esempio i più famosi. Ma ce ne sono moltissimi, senza contare quelli che ancora non esistono e che non aspettano altro di essere inventati. Il mio invito, se non avete le idee chiare, è a creare: si possono raccontare storie attraverso una serie di parole disseminate con post-it sui muri di una città, o con una lista della spesa. Si possono inserire delle pagine di sceneggiatura in un romanzo, o fare autobiografia attraverso un album di foto narrative. Sbizzarritevi. Se non c’è un linguaggio, createlo.

Chiaramente questo spazio è troppo piccolo per poterci mettere dentro consigli utili per tutti i mezzi espressivi che si vogliano utilizzare. Quello che consiglio, quindi, è di approfondire per conto proprio le particolarità espressive del mezzo che si è scelto di utilizzare. Questo avviene teoricamente, attraverso la lettura di libri e possibilmente il confronto con persone più esperte; ma soprattutto praticamente. Se voglio scrivere un film, vederne tanti. Se voglio scrivere un romanzo, leggerne tanti. E così via.

Nei prossimi appuntamenti, ci dedicheremo in larga parte al mezzo narrativo del racconto breve, che è forse il banco di prova più immediato per fare pratica con la scrittura. Ma non tralasceremo di toccare anche qualche altra possibilità.

Vi lascio proprio con una foto dall’“album narrativo” che va a formare la biografia di Bertelli Claudia, personaggio inventato da Giuseppe Pontiggia nel suo libro Vite di uomini non illustri nel  racconto intitolato Una goccia nell’oceano divino.

Riprova con un altro il 13 gennaio 1968 e il giorno dopo annuncia a sua madre, mangiando cornflakes in un piatto di latte:
“Non sono più vergine.”
“Da quando?” le chiede sua madre impallidendo, ma cercando di esprimere una curiosità solidale.
“Da ieri.”
“È successo con l’Emilio?” chiede.
“No, con il Pino.”
“Il Pino?” geme lei sgomenta, congiungendo le mani. Ripetente, immigrato, piccolo, di famiglia modesta. “Ma perché proprio lui?”
“Ero certa che avresti detto così” risponde lei con disprezzo. “Siete solo razzisti mascherati.”
“Ma che cosa ti abbiamo fatto?” esclama sua madre.
“Vi odio!” grida.

Alla prossima!
P.

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commenti
  1. Marco Buzza ha detto:

    Moooolto interessante. grazie professore .

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