Numero 05                                                                                                     Giovedì 29 Novembre 2012

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo Buzza

 Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare.

L’autore, Pierpaolo Buzza, attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.

Se manderete i vostri racconti a http://www.pierpaolobuzza.it/inviaci-il-tuo-racconto.html, Pierpaolo pubblicherà sul suo sito i migliori!

– Appunti di scrittura creativa –

5. Conoscere i personaggi

Qualsiasi storia vogliamo raccontare, qualsiasi sia il mezzo espressivo che scegliamo di usare, la nostra storia sarà fatta di personaggi. Possono essere dai più classici come un ispettore di polizia, un aiutante tonto e una procace donna sospettata di omicidio, o limitarsi all’io narrante senza intervento di nessun altro, oppure anche solo un oggetto inanimato. Perfino -per esempio- una condizione meteorologica può comportarsi da personaggio.
Quando non si hanno personaggi succede quello che succede se non c’è la trama: se è vero che ogni storia è la storia delle relazioni, senza personaggi non ci sono relazioni, quindi non c’è storia.

La caratterizzazione dei personaggi non è semplice, e gli scrittori ricorrono ai mezzi più svariati per disegnarli. Un metodo può essere quello di crearsi una “scheda personaggio”, ovvero una lista più o meno articolata di dettagli che lo riguardano: come si chiama, dove abita, come si veste, cosa detesta, come si chiamava il suo vicino di banco alle elementari, eccetera. Non tutto verrà utilizzato nella storia, ma tutto servirà a creare la psicologia del personaggio affinché sia più definita possibile.
C’è chi modella i personaggi sulla base di persone che conosce. C’è chi scrive le storie sulla base di personaggi che gli vengono in mente. C’è chi ritaglia le riviste alla ricerca della caratterizzazione fisica del personaggio, e poi gli costruisce una personalità intorno. E c’è chi usa altre tecniche, o una combinazione di queste.
Qualunque sia la tecnica che usate per trovare i vostri personaggi, quello che è importante è che li conosciate bene. È essenziale per creare una storia chiara; basta anche solo un dettaglio, una domanda al personaggio alla quale l’autore non saprebbe rispondere, che la storia inizia a diventare fumosa e a lasciare più punti interrogativi di quanti non ne risolva. Questo è da evitare a tutti i costi. Senza contare che, più banalmente, i personaggi poco conosciuti di solito sono personaggi poco caratterizzati, vaghi e indefiniti, le cui azioni risulteranno necessariamente scontate o, peggio, forzate.

Un esercizio utile, che suggerisco sempre di fare ai miei corsi, è quello di prendere i propri personaggi e fargli fare quella che definisco la loro “azione caratteristica”. Pensate a una persona che conoscete bene. Adesso pensate: qual è quella cosa che solo lui o lei fa in quel particolare modo? Se doveste farle un ritratto che lo rappresenti al meglio, la ritrarreste intenta a fare cosa? Dove è? Con chi è? Come parla? Dove guarda? Il primo passo è rispondere a questa domanda per, ad esempio, i membri della vostra famiglia. Poi per il vostro partener e i vostri amici. Quando avrete allenato questo tipo di occhio, potete iniziare a farlo per i vostri personaggi. Una volta imparata a maneggiare questo tipo di abilità, raccontare i personaggi sarà molto più semplice.
Un ottimo esempio di questo tipo di presentazione sono i primi minuti del film Little Miss Sunshine: ogni membro della famiglia è ripreso per pochi secondi nel proprio mondo; e grazie a quei pochi secondi, allo spettatore sembra di conoscere quel personaggio da sempre. Questo significa che lo sceneggiatore ha fatto un buon lavoro.

Vi lascio con un passo di Monie fa la differenza (titolo originale: Monie changes everything, che per assonanza significa anche “I soldi cambiano tutto”), un racconto di David Sedaris contenuto nel suo libro Mi raccomando: tutti vestiti bene. In queste poche righe, emerge tutto un personaggio solo attraverso una breve descrizione fisica, un’azione e due battute di dialogo.

[…] Era una Cadillac grigio metallizzata, guidata da un uomo col cappello piatto, come quelli dei poliziotti. Aprì la portiera posteriore con grande cerimoniosità, come se si trattasse di una carrozza, e noi intravedemmo le scarpe della nostra prozia, ortopediche eppure eleganti, di pelle finemente lavorata e con tacchi bassi, grossi quanto una spoletta di filo. Alle scarpe seguirono l’orlo di una pelliccia di visone, la punta di un bastone e infine la cara prozia in carne e ossa. Cara in quanto ricca e senza figli.
“Oh, zia Mildred” disse mia madre, e noi tutti la guardammo perplessi. In privato si riferiva a lei come zia Monie, alludendo alla quantità di denaro che possedeva, e dunque il suo vero nome era per noi una novità.
“Sharon!” disse zia Monie. Squadrò nostro padre, quindi noi.
“Ti presento mio marito, Lou” disse mia madre. “E questi sono i nostri figli.”
“Ma che bellezza. I tuoi figli.”
L’autista consegnò a mio padre svariate borse della spesa e tornò alla macchia, mentre noi eravamo in casa.
“Non avrò bisogno di usare il bagno?” bisbigliò mia madre. “Voglio dire, può tranquillamente entrare se…”
Zia Monie rise come se mia madre si fosse riferita all’automobile. “Oh, no, cara. Lui aspetta fuori.”

Alla prossima!

P.

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commenti
  1. […] altro esercizio che allena questa capacità è quello che proponevo qualche settimana fa (https://makkekomiko.wordpress.com/2012/11/29/conoscere-i-personaggi/) per caratterizzare i personaggi, ovvero quello dell’azione caratteristica: questo è il motivo […]

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