Archivio per dicembre, 2012

Numero o7                                                                                                        Giovedì 27 Dicembre 2015

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo Buzza

Logo Pierpaolo Buzza

Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare.

L’autore, Pierpaolo Buzza, attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.

Se manderete i vostri racconti a http://www.pierpaolobuzza.it/inviaci-il-tuo-racconto.html, Pierpaolo pubblicherà sul suo sito i migliori!

– Appunti di scrittura creativa –

7. Personaggi secondari e tinche d’acqua dolce

Nello scorso appuntamento abbiamo visto come disegnare un personaggio principale, come (per rifarci alla terminologia di Vogler nel suo manuale Il viaggio dell’Eroe) sarà l’Eroe stesso e probabilmente la sua Ombra.

Questa settimana invece ci dedichiamo ad altre due categorie di personaggi, i personaggi secondari e i cosiddetti “personaggi tinca”.

Per sintetizzare il concetto, possiamo dire che i personaggi principali sono la storia, i personaggi secondari servono alla storia.

Quindi, per i secondari, la parola chiave è “bidimensionalità”. Va bene che un personaggio secondario sia piatto, e rimanga uguale a sé stesso dall’inizio alla fine. Ai secondari non è richiesto di avere molte sfaccettature, anzi va bene vederne solo una, perché è quella che serve alla storia. Se vedessimo (ad esempio) i dubbi morali e le debolezze del Grillo Parlante, i desideri inconfessabili e le aspirazioni segrete della Fata Turchina, non sarebbe più la storia di Pinocchio, ma quella del Grillo o della Fata. Affinché la storia rimanga quella di Pinocchio, è lui che deve essere assalito dai rimorsi, passare una notte nella cuccia del cane sotto la pioggia, diventare asino, entrare nella pancia della balena, e poi redimersi. La sua Ombra, Lucignolo, dovrà avere una parabola inversa di uguale spessore: ma gli altri personaggi no; va benissimo che siano piatti. Il che non vuol dire che debbano avere poco spessore individuale, anzi: più ne hanno e meglio è. Ma devono far vedere un lato solo di sé.

Un personaggio secondario può anche avere la maggior parte delle scene (in un film) o delle pagine (in un romanzo), ma rimarrà un personaggio di supporto alla storia, non sarà lui la storia, se mostrerà un unico lato di sé quindi non cambierà.

Un tipico esempio è quello del professor Keating nel film L’attimo fuggente. Lui è il centro attorno a cui ruota tutto, nondimeno non è lui la storia: il film parla dei ragazzi che formano la setta dei poeti estinti, sono loro i personaggi principali (hanno tutti le caratteristiche descritte nello scorso appuntamento), infatti l’Eroe della storia è il gruppo stesso. Non a caso, il titolo originale del film è Dead Poets Society.
In questo caso, il professore riveste l’archetipo narrativo del Mentore, che spesso è un personaggio secondario.

Andiamo a vedere la terza categoria a cui accennavo. La tinca è un pesce di lago, commestibile, ma le è stata attribuita la triste nomea di pesce inutile. I personaggi-tinca sono espedienti letterari ambulanti: si riconoscono chiaramente perché, quando compaiono in scena, il lettore smette di seguire la storia ma vede l’autore, nella sua stanzetta piccola e male illuminata, che sta lì a domandarsi: “come posso uscire da questa impasse? Come posso far accadere questa cosa? Toh, ora ci metto un personaggio che risolve tutto”.

Così magari si mette un personaggio che entra, espleta la funzione per cui è stato creato, poi sparisce e non si vede mai più. Lo sconosciuto su una panchina cui il protagonista racconta la sua backstory con un monologo, il cameriere imbranato che con un errore fa scoprire un fatto necessario per la prosecuzione della trama, il capoufficio che con la sua reprimenda causa la ribellione di un impiegato, è probabile che siano personaggi tinca. Prestiamo attenzione, ed evitiamo il più possibile. Cerchiamo di risolvere tutto con i personaggi che abbiamo. Ogni scrittore vive di espedienti narrativi, ma l’arte è proprio quella di nasconderli, facendo sembrare il prodotto finale più naturale possibile.

Spesso si dice che il racconto è come una papera: la si vede scorrere leggiadra sul pelo dell’acqua, mentre sotto c’è tutto un gran zampettare che non si vede. Lo spettatore vede il risultato finale, ma non deve vedere i meccanismi che lo rendono possibile.

Quindi, ricapitolando quanto visto finora sui personaggi: quelli principali pochi ma buoni, esplorateli nelle loro parti più segrete e nei loro punti deboli. Quelli secondari va bene non vederli cambiare in seguito a una catarsi. Personaggi tinca, vietati.

Vi lascio con una scena epocale da un film che citavo prima. Di questa scena domandatevi: chi ha avuto il percorso interiore più grosso? Chi ha raggiunto un equilibrio interno diverso da quello che aveva all’inizio del film? Chi invece è interiormente uguale rispetto all’inizio della storia, ma ha indotto il cambiamento in altri? Rispondere a domande come queste aiuta molto a capire la differenza fra personaggi principali e secondari.

Alla prossima!

P.

 
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                                                                                                                            Roma 22 Dicembre 2012

POESIA DI NATALE

Di Veronica Sadeg Said

Tempo fa dissi: “Amica mia, me sento ‘n po’  depressa.”

“Embè, vieni ar Makkekomiko!” rispose Vanessa.

“Macche che? Vabbè poi te farò sapé, magari co ‘n messaggio”

“Dai, nun ‘fa la sòla: prenoto pure ‘pe te così me dai ‘n passaggio!”

E così, dopo un’oretta ‘pe cercà parcheggio

sotto a la piramide trovammo ‘na specie de  posteggio.

“È ‘n teatro!” m’aveva detto lei, e perciò me ‘so agghindata,

ma che ne sapevo io che toccava fa ‘na scarpinata?

Con quer freddo e i tacchi incastrati in mezzo a li sampietrini,

dentro de me pensavo: “ Ma varrà la pena de spenne ‘sti quatrini?”

nun ve nego che ‘n po’ me rodeva ‘r chiccherone

… ma poi a ‘n tratto, eccoce ‘n mezzo a ‘na marea de persone.

Tutte felici e contente, soridenti e belle,

manco eravamo entrate che già ridevano a crepapelle.

Poi tutt’a ‘n tratto s’apre ‘r cancello

e scennemo qua, dentro a ‘sto gioiello.

È piccoletto, è vero, ma c’è un Mago ch’ è un portento:

‘ndò c’entrano 10 persone, lui, ce ne mette 100!

Però adesso tutti assede che comincia! Le luci sò abbassate.

Preparateve a batte le mani e a favve ‘n sacco de risate.

Su ‘sto palco, che è largo un metro o poco più,

te senti coinvolto e protagonista pure tu!

Perché c’è un’aria che ‘n se respira da nessun’antra parte:

qui vedi veri professionisti fa della risata un’arte.

È tutta ‘na maggìa quella che succede qua!

Recitano, te fanno sbellicà e poi pure insieme ce vai a magnà!

Perciò dopo la prima vorta che vieni qui,

Nun poi fà a meno de tornacce tutti i martedì.

Mo quindi concludo e ve dico la morale:

er Makkekomiko dà ‘na dipendenza che nun fa male!

Fosse pe’ me, st’artra settimana, verei uguale,

però nun se po’ fa, perché è Natale.

Mo adesso basta davero, sinnò … me commovo.

Tanti auguri a tutti, se vedemo l’anno

Novo!

 Auguri di Natale Makke 2012 New copia

Numero 06                                                                                                     Giovedì 13 Dicembre 2012

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo Buzza

Logo Pierpaolo Buzza

Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare.

L’autore, Pierpaolo Buzza, attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.

Se manderete i vostri racconti a http://www.pierpaolobuzza.it/inviaci-il-tuo-racconto.html, Pierpaolo pubblicherà sul suo sito i migliori!

– Appunti di scrittura creativa –

6. Personaggi principali

Abbiamo visto nello scorso appuntamento come conoscere i propri personaggi, ma questo da solo non basta; bisogna anche sapere come utilizzarli. Si può dire sinteticamente che possiamo dividere i personaggi in tre categorie: i personaggi principali, quelli secondari, e quelli che una delle mie maestre, Chiara Balestrazzi, chiama ironicamente “personaggi tinca”. Questa settimana ci concentreremo sulla categoria più complessa, quella dei principali.

Per quanto riguarda i personaggi principali, la parola chiave è “tridimensionalità”. È essenziale che il protagonista di una storia, e tipicamente anche la sua ombra, siano due personaggi da poter esplorare in ogni loro sfaccettatura, anche – soprattutto – in quelle che contrastano con la loro facciata.
Affinché un lettore possa immedesimarsi con un eroe positivo, ad esempio, deve poterne vedere le paure, le debolezze, i lati oscuri. Perfino Superman, stereotipo dell’eroe positivo bello, buono e forte, viene visto alle prese con una crisi (a cui segue un cedimento!), anche lui viene visto debole e perdente. Un personaggio buono e integerrimo dall’inizio alla fine di una storia, che mostra solo un lato di sé, non appassiona, e sicuramente non è del tutto sincero. Inoltre la debolezza induce il cambiamento, che è indispensabile per un protagonista. Spesso si ricorre alla metafora della torre di Pisa: un personaggio principale dovrebbe sembrare sempre sul punto di cadere. La sua debolezza personale è la sua forza narrativa. Anche perché un personaggio piatto non cambia, e un personaggio che dall’inizio alla fine della storia non cambia è la cosa meno interessante che si possa immaginare.

Un difetto che a volte hanno alcuni racconti autobiografici è che tendono a raccontare un sé perfetto e infallibile, alle prese con un mondo di ignoranti e insensibili; si è alle prese in quel caso con la saga “l’autore contro il mondo cattivo”, il che denota se non altro una mancanza di onestà con la storia, prima ancora che con sé stessi e col lettore.
Questo discorso vale anche nel caso che il protagonista sia un personaggio a forte connotazione negativa, come il serial killer Léon interpretato da Jean Reno nel film di Luc Besson. Certo è un assassino, ma di lui vediamo la tenerissima dedizione alla sua pianta, lo strano ma sincero affetto per la bambina, che alla fine lo porteranno alla morte.
Quale che sia la natura del nostro personaggio principale, abbiamo bisogno di vederne tutti i lati, affinché ci faccia innamorare: anche quelli che cerca di nascondere, perché possiamo sentirlo davvero nostro.
Questo vale anche per i “cattivi”: l’archetipo narrativo dell’Ombra, come la definisce Vogler nel suo manuale Il Viaggio dell’Eroe. A volte perfino si dice che lo spessore di un eroe è definito dallo spessore della sua ombra.
Nelle storie migliori, l’Ombra non è mai completamente cattiva. Magari compie azioni spregevoli, ma in cuor suo è animata da qualche forma di nobile intento. Se questo intento viene raccontato bene, il lettore via via che la storia va avanti si domanderà “ma in questa storia chi è veramente il buono e chi il cattivo? Chi ha effettivamente ragione?”. Quando un narratore arriva a questo risultato, ha fatto un ottimo lavoro.
Ad esempio Roy, il capo dei replicanti in Blade Runner. Lui uccide le persone, ma lo fa perché sa che è programmato per morire di lì a pochi giorni, e vuole arrivare al suo creatore per avere più vita. Mentre Deckart, il “buono”, è uno che spara alle donne nella schiena. Senza contare che nella scena finale Roy, che sta per morire, salva Deckart da morte certa, perché in quel momento capisce quanto la vita sia importante. E ci consegna l’immortale monologo “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”.
Quando un eroe e un’ombra abbiano questa tridimensionalità, è facile che tutta la storia abbia lo stesso spessore.

Vi lascio con una canzone che esemplifica perfettamente questo concetto. È tratta dall’opera rock Jesus Christ Superstar. Questo è il pezzo d’apertura, Heaven on their minds, in cui Giuda cerca di mettere in guardia Gesù da tutti i pericoli che lui stesso, a causa del suo ego, si sta costruendo. In questo testo Giuda appare non come un vile traditore spinto da avidità, ma come persona che ha avuto un momento di debolezza, essendo proprio quello che inizialmente teneva di più al suo insegnamento.

Questo il link: http://youtu.be/dDzxn66W3uM

Il testo in lingua originale è sotto al video.
Qui la traduzione in italiano:

Adesso ho le idee più chiare, finalmente, anche troppo bene, posso vedere dove andremo tutti a finire
Se separi il mito dall’uomo vedrai dove presto finiremo
Gesù! Hai cominciato a credere alle cose che dicono di te, tu credi veramente che questo parlare di Dio sia vero
E tutto il bene che hai fatto sarà presto spazzato via, hai cominciato ad essere più importante delle cose che dici

Ascolta Gesù, non mi piace quello che vedo, chiedo solo che mi ascolti, e ricorda, sono stato il tuo braccio destro per tutto il tempo
Hai infiammato i loro cuori, pensano di aver trovato il nuovo Messia, e ti faranno del male quando capiranno che si erano sbagliati

Io ricordo quando tutto questo è cominciato, non si parlava di Dio, eri soltanto un uomo. E credimi, la mia ammirazione per te non si è spenta
Ma ogni parola che oggi dici viene fraintesa, e ti faranno del male se penseranno che abbia mentito.

Il figlio più famoso di Nazareth sarebbe dovuto restare un grande sconosciuto, falegname come suo padre, sarebbe stato meglio
Fare tavoli, sedie e cassetti di quercia si sarebbe adattato meglio a Gesù, non avrebbe causato danno a nessuno, non avrebbe allarmato nessuno.

Ascolta Gesù, ti preoccupi del tuo popolo? Non vedi che dobbiamo stare al nostro posto? Siamo un paese occupato – dimentichi come siamo sottomessi?
Questa folla mi fa paura, perché stiamo diventando troppo rumorosi, e ci annienteranno se andiamo troppo oltre.
Ascolta Gesù l’avvertimento che ti do, per favore ricordati che voglio sopravvivere, ma è triste vedere le nostre possibilità diminuire di ora in ora.

Tutti i tuoi seguaci sono ciechi, troppo paradiso nelle loro menti, è stato bello ma ora sta diventando orribile…

Alla prossima!
P.