Numero 11                                                                                                      Giovedì 21 febbraio 2013

A PORTATA DI PENNA

 di Pierpaolo Buzza

 Logo Pierpaolo Buzza

Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare. L’autore, Pierpaolo Buzza, attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.
Ricordiamo a tutti che a febbraio verranno attivati i corsi di scrittura creativa dal vivo tenuti da Pierpaolo ad Anguillara Sabazia! Tutte le info alla pagina http://www.pierpaolobuzza.it/news-23_scrivere-di-s%C3%89—laboratorio-di-scrittura-autobiografica-ad-anguillara-sabazia!.html

– Appunti di scrittura creativa –
11. Prime osterie e rasoiate
Andiamo oggi a vedere alcuni accorgimenti nell’uso del linguaggio che possono aiutare la vostra storia ad acquistare varietà e spessore. Tirando fuori la mia parte holdeniana, posso ricorrere alla metafora della narrazione come viaggio. È un viaggio duro e per molti versi impervio, e non si dovrebbe cadere nella tentazione di rifugiarsi in quella che mi hanno insegnato a definire “la prima osteria”.

Per “prima osteria” si intende tutto ciò che è scontato, e che nella maggior parte dei casi è la prima idea che ci viene in mente. È probabile che la prima idea che ci viene in mente non sia davvero la nostra, ma quella a cui accediamo attingendo all’immaginario collettivo, ovvero andando a bere nella prima osteria. A volte la tentazione è forte.
Scrivendo, vi capiterà sicuramente di bloccarvi. Di trovarvi davanti alla vostra pagina, fermi, con la sensazione di esservi cacciati in un vicolo cieco e di non sapere come uscirne. Questo tipo di problemi possono riguardare qualsiasi livello di profondità della vostra storia: dal semplice non riuscire a trovare la parola giusta per risolvere una frase, a problemi esistenziali sulla struttura stessa della storia, perché comunque girate i numeri non vi torneranno i conti.

Tutto questo è normale e anzi, se arrivate a questo punto, vuol dire che state lavorando bene. Se si scrive senza neanche un po’ di frustrazione, forse non si sta mettendo in gioco tutto quello che si potrebbe.

Ecco: in questi momenti evitare di scrivere quello che è più facile. Anche in questa, come in tante altre questioni, si tratta di trovare un delicato equilibrio fra ciò che ci detta il cuore (e che quindi sembra ovvio a noi, perché certe cose per noi non potrebbero scriversi altro che così), e il luogo comune.

Come si fa a riconoscere il luogo comune? In realtà basta un po’ di autoanalisi. Se, rileggendo il proprio pezzo, si ha la sensazione del tipo “ma io questa cosa l’ho già letta”, o comunque una sensazione di già visto, è probabile che a scrivere non siate stati veramente voi, ma l’immaginario collettivo al quale avete attinto. Trovare la propria voce è difficile, richiede sforzo e pazienza, ma non se ne può prescindere. Dunque: siamo sicuri che una cosa nera sia sempre e solo nera “come il carbone”? Che tale personaggio sarà “assalito da emozioni contrastanti”? Che i colpi di scena avvengano sempre e solo per caso? E così via.

Per cui il mio consiglio è: piuttosto perdete molto più tempo su una storia, ma fate che quando è finita, sia davvero vostra.
La seconda questione di cui vorrei parlarvi, e di cui vedremo alcune applicazioni pratiche nel prossimo appuntamento, è quella che definisco la “teoria della rasoiata”.

In una narrazione ci possono essere momenti descrittivi, corali, in cui la scrittura rappresenta un accompagnamento alla storia, e altri momenti in cui qualcosa deve passare in modo più efficace possibile, quasi uscire dal foglio e colpire il lettore come una rasoiata.

È l’autore a decidere quando usare una tecnica e quando usare l’altra: basta sapere come si fa. Mentre la prima operazione è piuttosto istintiva, la seconda richiede studio ed esercizio. La teoria è questa: l’efficacia di un concetto è inversamente proporzionale alla quantità di parole con cui viene espresso.

Meno parole mettiamo, più la lama del nostro rasoio è affilata.

Qualche tempo fa lavoravo come autore radiofonico, e dovevo scrivere su una lunghezza rigidissima: 8 blocchi di testo, scritti in Tnr corpo 14, con margini prestabiliti. Le prime volte che scrivevo, andavo molto più lungo e imprecavo contro gli strettissimi tempi radiofonici. Poi, andando avanti nel lavoro e limando i miei testi per farli stare nei parametri, mi accorgevo di una cosa sorprendente: togliendo parole superflue, riarrangiando le frasi per avere lo stesso senso ma in tre righe di meno, i testi miglioravano.
Vi lascio con una canzone di Paolo Conte, ottimo esempio di quanto pur nella semplicità possa essere ricercata un’immagine, e di quanto con poche frasi si riesca a costruire una storia intera.

Alla prossima!

P.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...