Archivio per aprile, 2013

Numero 14                                                                                                       Venerdì 12 Aprile 2013

A PORTATA DI PENNA

di Pierpaolo Buzza

Logo Pierpaolo Buzza

Rubrica dedicata alla scrittura di storie o meglio di grandi storie, quelle che ognuno di noi sente il bisogno di raccontare.

L’autore, Pierpaolo Buzza, attraverso 16 incontri quindicinali con cadenza il giovedì ci darà gli strumenti per imparare a scrivere una bella storia, sicuramente la storia che nasce dentro di noi.

Se manderete i vostri racconti a http://www.pierpaolobuzza.it/inviaci-il-tuo-racconto.html, Pierpaolo pubblicherà sul suo sito i migliori!

– Appunti di scrittura creativa –
14. Rivedere uno scritto
Un concetto importante su cui occorre soffermarci (visto che siamo ormai quasi alla fine del nostro tragitto) riguarda il luogo comune “io scrivo per me”.

Abbiamo già affrontato il discorso di come, quando si scrive, si abbia sempre un interlocutore. Niente impedisce a una persona di aprire un diario e scrivere tutto quello che pensa, ma in quel caso è del tutto inutile far leggere i propri scritti ad altri, o andare alla ricerca di consigli per migliorare la tecnica. Se lo si fa, evidentemente è perché non si scrive più solo per sé. Rimane sottinteso che la scrittura nasce da una profonda esigenza individuale, ma il destinatario è cambiato: si vuole che le proprie parole escano dalla pagina e spicchino il volo. Una volta che questo processo è avvenuto, non si scrive più solo per sé. Né ha senso sottoporre un proprio scritto a un lettore, per poi specificare che “lo si è scritto per sé”. In quel caso, un lettore assennato dovrebbe rispondere “e allora che me ne importa di leggerlo?”, e restituirlo.

In realtà, questa frase viene detta nel 99% delle volte per difendersi dall’insuccesso (critiche, recensioni negative) che, nel caso in cui lo scritto provenga dritto dal cuore, non riguardano più solo il racconto, ma diventano personali.
Questo processo è normale, e ahimé non c’è modo per evitarlo. Ciò che è scritto con passione è parte di noi, e una critica su di esso brucia più del dovuto. Tutto questo fa parte del gioco. Di contro, una recensione positiva ci rivaluta come esseri umani, non solo come scrittori.

Il mio personale consiglio, con la scrittura, è buttarsi a volo d’angelo senza rete. A volte farà male, ma è tutta roba che passa. Quello che rimane, poi, sono i voli.
Posto dunque che quando scriviamo è importante che il lettore venga tenuto in considerazione, vediamo qualche accorgimento per rivedere un racconto, che sia proprio o di qualcun altro. Lavoriamo su tre livelli.
1) Revisione basilare: tutto ciò che ha a che vedere con la forma e l’uso delle parole. Ad esempio: come si presenta un racconto? È importante che, se viene inviato, venga inviato in un allegato word (o qualche altro programma di scrittura), e non nel corpo della mail. Che in questo file ci sia il titolo dell’opera e il nome dell’autore, e che il file contenga entrambe queste informazioni. Se pensate che siano ovvietà, sappiate che per molte persone non lo sono, quindi vale la pena dirle.

Prestate anche attenzione alla forma in cui presentate il vostro racconto: evitate font troppo ricercati (un Times New Roman andrà benissimo) e dimensioni troppo piccole (sotto i 12 punti) o troppo grandi (sopra i 16).

Dopodiché, controllate la grammatica e la sintassi. Molti programmi di scrittura hanno la correzione automatica, non disdegnate di seguire qualche consiglio ogni tanto. Anche tecniche basilari di formattazione: lo spazio dopo la punteggiatura, non prima. Cercate di evitare ripetizioni e rime interne. Fate capire che qualcuno sta parlando tramite le virgolette, curandovi di aprirle all’inizio del dialogo e chiuderle alla fine. Non sottovalutate l’importanza di accortezze come queste che, pur ovvie, spesso non vengono seguite.
2) Revisione avanzata: avete presente tutto quello di cui abbiamo parlato negli ultimi 13 appuntamenti? Ecco. Valutate i punti uno per uno. C’è una trama? I personaggi sono ben disegnati, e consoni al loro ruolo nella storia? Com’è il linguaggio? Ci sono fuori tono? Ci sono rasoiate? I dialoghi sono credibili? Ci sono didascalie? Applicare tutte le tecniche viste fino a oggi ad proprio racconto vi farà rendere conto di quanto margine di miglioramento ci sia in uno scritto, anche uscito bene dalla prima stesura.
3) Revisione “de core”: questa è la meno stilizzata, una di quelle classiche cose che non si possono insegnare ma si possono imparare. Si tratta di leggere un racconto oltre tutti i tecnicismi, ma col cuore. Rendersi conto di quanta urgenza narrativa c’è dentro, e se questa urgenza è stata resa con efficacia. A volte ci sono due righe importantissime in mezzo a pagine di nulla, e bisogna saper riconoscere che c’è qualcosa che sta nascendo, avere il coraggio di buttare il resto e concentrarsi sul vero cuore del racconto. A volte c’è il nulla oltre le righe, e bisogna saperlo notare. A volte bisogna rendersi conto che in questo e quest’altro punto si poteva e si doveva osare di più. Insomma: bisogna sintonizzarsi col racconto su un’altra frequenza che non sia quella del correttore, ma quella dell’essere umano. Ci vuole tempo ed esperienza, ma poi è come risvegliare un istinto.
In conclusione, ricordate due cose importanti:

  • Se fate revisione del testo di un’altra persona, non dovete portarla a scrivere come scrivereste voi, ma piuttosto annullarvi come individui, entrare nella sua testa, capire cosa voleva dire e come voleva dirlo, e aiutarla a dire meglio quella cosa in quel modo.
  • La fatica che si fa nello scrivere è una grossa fatica emotiva. Perché bisogna avere il coraggio di mettere in piazza un pezzo di sé, scontrarsi per giorni (settimane? mesi?) con la pagina bianca, con la sensazione di non farcela a cavarsi d’impaccio in una storia che non si sa come risolvere. Nondimeno, questa fatica emotiva è circa il 20% della fatica totale del lavoro dello scrittore. Il restante 80% è fatto di “lavoro sporco” di revisione, limatura, togliere una cosa da qua e metterla là, poi il giorno dopo rimetterla qua, togliere interi passaggi, riscriverli, poi litigare con la propria storia come si litigherebbe con la propria creatura. Se siete arrivati a questo punto, avete lavorato bene.

Vi lascio con Oscar Wilde, di cui il suo amico Sherard diceva: Richiesto di come avesse passato la giornata, rispondeva con grande serietà: “ho lavorato tutta la mattina su una mia poesia per togliervi una virgola. Nel pomeriggio, poi, ve l’ho rimessa”.

Alla prossima!

P.